2 novembre 2011
Per evitare il disastro finanziario bisogna capire la tassazione attraverso le aziende.
Mala tempora currunt , ma potrebbe andare peggio, ad esempio come in Grecia, dove non ci sono spazi per la tassazione attraverso le aziende, semplicemente perchè è un paese fatto di “autonomi”, agricoltori, professionisti, pubblici impiegati.
Noi siamo ancora un paese industriale, che ha una tassazione attraverso le aziende, da cui entrano centinaia di miliardi di euro. Il 60 percento del gettito viene da poche decine di migliaia di aziende organizzate, che fanno gratis gli esattori del fisco.
Se non si capisce la tassazione attraverso le aziende si è costretti a girare a vuoto, nel circolo vizioso dell’onestà e della disonestà, finendo per sprecare la maggior parte dei controlli proprio sulle aziende, sul regime di vicende registrate, su quello che ho chiamato “inferno del dichiarato” (Evasione paradiso e inferno, ipsoa 2008).
Tralasciando la ricerca di eventuale ricchezza nascosta presso le aziende e presso gli autonomi, su cui si è proprio perso il controllo del territorio. Ma la politica, le istituzioni, non hanno idea della tassazione attraverso le aziende, perchè gli studiosi , non avendola neppure capita, neppure possono spiegarla.
Per questo le istituzioni girano a vuoto, cercando di fronteggiare alla meglio le esigenze di annuncio e di coesione politico sociale. Anche con i proclami apparentemente antievasione, sul parassita sociale, sul redditometro e lo spesometro. Che fanno molto annuncio e poco danno, ma sono comprensibili in una situazione di scollamento sociale. Non è una questione di “volontà politica”, ma di comprensione da parte dell’opinione pubblica qualificata.
Tra noi e la Grecia ci sono solo quarantamila aziende, che sono l’unica cosa che funziona in Italia, apparentemente grandi, ma più piccole di quelle americane, cinesi, tedesche, francesi.
Il nostro problema è l’organizzazione pubblica, molta della quale sa benissimo cosa deve fare, ma per mille disfunzioni non è in grado di farlo.
In materia tributaria abbiamo paradossalmente l’organizzazione potenzialmente più efficiente della nostra pubblica amministrazione, che però non sa cosa deve fare, per colpa di deficit di comprensione diffusi nell’opinione pubblica. Per questo non si riesca a portare la richiesta delle imposte, in modo abbastanza esteso, dove le aziende non arrivano.
Se non si capisce la tassazione attraverso le aziende, la politica continuerà ad affrontare il problema in termini di comunicazione, che è importante , ma non è tutto.
Ci vuole anche la sostanza, che va saputa comunicare, non tanto per il consenso, quanto per la coesione sociale, per tenere unito il paese. Che però alla lunga può essere tenuto unito solo con la sostanza della determinazione della ricchezza ai fini tributari, spiegando come stanno davvero le cose.
Senza perdere tempo con espedienti di marketing politico, come il redditometro di massa, che non può funzionare “in massa”: se non riusciamo a stimare redditi credibili per pochi milioni di autonomi, operanti davanti a tutti, figurati se riusciamo a fare i conti in tasca a 20 milioni di contribuenti col sintetico e la tracciabilità. Anche la tracciabilità serve a valutare, non a calcolare ragionieristicamente le imposte.
Non basta la tracciabilità, ci vuole la segnalazione specifica , con il titolo giuridico , la qualificazione del servizio…senno’ vai a interpretare i milioni di assegni che circolano tutti i giorni… Ora che l’urgenza finanziaria preme bisogna sfruttare immediatamente le opportunità residue per la tassazione atraverso le aziende: da domani “elenco fornitori per gli “autonomi” .
Il cliente non deduce se non mette nero su bianco chi gli ha dato il servizio e ha preso i soldi. Intanto che il fisco si riabitua a valutare, sfruttiamo quanto può ancora offrirci la tassazione attraverso le aziende.


Scritto il 2-11-2011 alle ore 17:05
Prof ma le sue “ricette” quali sono? Concretamente intendo….
Io quest’anno ho avuto ottimi risultati con le indagini finanziarie….oltre le più rosee aspettative…
Scritto il 3-11-2011 alle ore 17:44
Egregio Prof.,
l’elenco clienti e fornitori dei professionisti è solo un’altra incombenza in più e serve a ben poco.
Il cliente può dedurre se ha la fattura! Il fisco attraverso il codice fiscale del professionista esegue, o può eseguire, un controllo incrociato. Roba da ragazzini di 5 elementare!
Tanto se il professionista non emette le fattura il cliente non se la deduce. Se, come accade spesso, il professionista promette un congruo sconto, superiore al 19%- somma che si può dedurre- il cliente accetta volentieri lo sconto e addio fattura!
Sarebbe il caso, a questo punto, che il pagamento di qualsiasi somma fosse effettuato con mezzi tracciabili e che ogni professionista avesse un conto corrente dedicato, esclusivamente, alla gestione del lavoro.
Va, però, anche detto che in Italia ci sono tanti furbi del dopo, o del doppio, lavoro.
Professori che danno lezioni private, idraulici, elettricisti, artigiani vari, tutti dopo “lavoristi” del tutto sconosciuti al fisco.
Forse, sarebbe il caso di pensare ad un sistema dove tutti possono dedursi tutto, e, magari, con una tassazione al 20%.
Diventerebbe difficile fare uno sconto superiore!
Allo stato, però, altro non posso fare che essere d’accordo con Karl, le indagini finanziarie sono quelle che, attualmente, offrono maggiori risultati.
Infine, come sempre le sue provocazioni lasciano ampio spazio di vedute, ma le Sue indicazioni, certamente Lei una idea ben precisa ce l’ha, quali sono?
Scritto il 3-11-2011 alle ore 20:07
per Archimede
- gli elenchi clienti e fornitori sono (come tutti sanno) facilmente ritraibili dalla contabilità di qualsiasi soggetto (quindi nessuna gravosa incombenza)
- come dovresti sapere ci sono molti soggetti che entrano in contatto con le “aziende”, come le chiama il prof. Lupi e poi non dichiarano (ad esempio acquisto dalla grande azienda Alfa 10.000 euro di merce fatturata, ma poi ometto totalmente la dichiarazione); con gli elenchi il fisco è in grado spesso di ricostruire con una certa attendibilità gli acquisti e conseguentemente di presumere i ricavi;
- per non parlare poi del discorso frodi (società totalmente sconosciute dal punto di vista dichiarativo che emettono fatture per milioni di euro) ricostruibili, (se si è molto fortunati) con gli elenchi dei loro clienti o fornitori realmente esistenti;
- quanto alle indagini finanziarie sono uno strumento utile ma non la soluzione di tutti i problemi e i loro risultati andrebbero interpretati con buon senso (vedi l’illogicità di accertamenti per 10 mila euro di prelievi a professionisti con redditi di 200.000).
Scritto il 3-11-2011 alle ore 21:12
per Marco,
l’allegare l’elenco clienti e fornitori, non è come tu scrivi, un batter di ciglia. Richiede, comunque, il suo lavoro, estrapolarlo, allegarlo e spedirlo. Chiaramente tutto gratis!
Si parlava di professionisti: se non emettono la fattura l’elenco clienti e fornitori serve a poco, per non dire a niente.
La giustificazione di un prelievo fatto da un professionista dal suo c/c, dopo aver pagato anche le tasse, è un abuso che il fisco, puntualmente, adotta.
Anche perché l’impiegato che spende il proprio stipendio mensilmente non è controllato da nessuno.
Il punto, però, non è questo.
Se parliamo di professionisti bisogna avere un mezzo per controllarli(ci).
Il mezzo si chiama tracciabilità.
Come tutti ben possono intuire, basta che il pagamento sia fatto con mezzi tracciabili ed il professionista, conseguentemente, è obbligato ad emettere la fattura.
Ci sono anche professionisti con 200.000 euro di reddito che ne evadono altrettanto.
Non facciamo i falsi moralisti, e non facciamo finta di non conoscere il problema.
Non saranno certo gli allegati clienti e fornitori che possono far cambiare le cose.
Gli allegati, se le prestazioni non sono fatturate, sono carta straccia.
Anche nelle “aziende” se il pagamento è fatto brevi mano, e, cioè, vendite o acquisti fatti in “nero”, gli elenchi clienti e fornitori non servono a niente.
Se, poi, parliamo di frodi, la più famosa la “frode carosello”, allora la “musica” cambia.
In tale contesto la volontà di non pagare le imposte è un fatto acclarato e pianificato già inizialmente. Ma, attenzione, non sono certo gli elenchi clienti e fornitori a svelare le frodi. Sono le indagini finanziarie che scoprono la verità.
Sono d’accordo con te, solo, per il buon senso che dovrebbe guidare tutte le indagini.
Purtroppo, oggi, assistiamo, inermi, ad indagini che partono con il principio di “fregare” il contribuente. Le verifiche fiscali non sono approntate al “recupero” del contribuente, a salvarlo da questa giungla fiscale, ma esse hanno come fine la pena massima del contribuente italiano, il tanto, temuto, avviso di accertamento!
Non ho letto nel tuo commento, né in quello del Professore, i suggerimenti del caso.
Attendo pazientemente.
Scritto il 3-11-2011 alle ore 22:34
Allora cerco di spiegarmi meglio.
1) se la prestazione non è fatturata nemmeno la tracciabilità degli incassi serve, perchè per definizione, mi farò pagare in contanti e avrò cura di non farli passare su qualche conto dove il fisco può ficcare il naso;
2) gli elenchi clienti e fornitori servono ad avere traccia di quei rapporti commerciali con soggetti che per definizione sono “obbligati” ad emettere fattura: mi spiego (salvo casi eccezionali) se acquisto da una grossa azienda questa emette la fattura e mi segnala nel suo elenco clienti. Mettiamo due casi di scuola:
a) non presento alcuna dichiarazione: il fisco sa che ho comprato 100 da Alfa Spa e può più facilmente ricostruire i miei ricavi presunti;
b) porto in detrazione 1000 di Iva, verificando l’elenco fornitori se ho ricevuto fatture per 600 di imposta, evidentemente c’è quantomeno materia per un controllo.
Per concludere sulle “frodi carosello”: la maggior parte di queste si basano su flussi finanziari effettivi (altrimenti sarebbe troppo facile scoprirle), quindi la cartiera Alfa fattura a Beta, con le indagini finanziarie ci troveremo che Beta paga ad Alfa.
Come dovresti aver capito, non è un solo strumento ad essere risolutivo, ma l’insieme. E comunque, visto che non ho soluzioni per tutti i problemi come tu mi chiedi, gli elenchi clienti e fornitori sono un utile strumento sia per l’accertamento, che soprattutto come deterrente di alcuni comportamenti evasivi (vedi sopra) e come strumento di “segnalazione” di situazioni meritevoli di approfondimento.
Spero che mettendo da parte inutili commenti sui verificatori cattivi e i contribuenti buoni, tu possa valutare nel merito ciò che ho scritto.
Scritto il 4-11-2011 alle ore 10:04
Karl, quelli che sono intervenuti dopo le mie ricette le hanno capite. Le altre sono nell’apposito paragrafo 7.11 del mio libro di organizzazione sociale, scaricabile qui
http://www.fondazionestuditributari.com/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=21&Itemid=65
Domanda per Karl sulle caratteristiche dimensional-produttive di questi suoi sfortunati “clienti”, quale attività svolgevano questi contribuenti, quanto dichiaravano, erano autonomi o aziende, quanti erano, quanto tempo hanno richiesto le indagini e la redazione degli accertamenti. Non serve per curiosità, ma per capire come si può gestire la richiesta delle imposte su scala sufficientemente ampia con le indagini bancarie. Anche rispetto alla fantomatica idea della tracciabilità su cui mi sembra siamo troppo ottimisti. Qualcosa fa, ma non è risolutiva per gestire la richiesta delle imposte dove le aziende non arrivano.
Per Archimede e Marco: l’elenco fornitori è una logica implicazione della tassazione attraverso le aziende: serve solo a tassare gli autonomi attraverso le aziende loro clienti, e segue la stessa logica della ritenuta di acconto, con le dovute differenze, perchè il valore aggiunto degli autonomi è diverso, e quindi non si possono prelevare acconti, che manderebbero qualcuno talmente a credito da rischiare il fallimento. Quindi in prima battuta segnalazione e non ritenuta. L’elenco clienti segue un passaggio inverso e non funziona con la stessa precisione: se il cliente di un fornitore di merci non si vuole far identificare basta fornire generalità diverse da quelle reali, e chi lo becca più?. E poi vi immaginate che complicazioni di controllo. Una cosa che non capite è il rapporto tra controllo reale e controllo virtuale. E’ chiaro che l’adempimento è indotto dal secondo, ma il secondo dipende dalla sensazione che dà il primo. E oggi il controllo reale è troppo basso rispetto al numero degli autonomi e delle aziendine disorganizzate, anche perchè i controlli fiscali si sprecano sull’evasione interpretativa! Comunque l’allargamento delle segnalazioni dei clienti si può fare a costo zero, invece del macchinoso spesometro, che è un “sacrificio disumano” al totem politico del tentativo di gestire le lacerazioni sociali tra autonomi e dipendenti
Scritto il 4-11-2011 alle ore 15:28
Egregissimo, quello che propone mi pare molto simile ad un accentramento del “fare impresa” in capo a poche aziende di dimensioni rilevanti… concetto che, tradotto, significa oligarchia economica, sistema manageriale, ecc… a mio parere con nessuna garanzia sul comportamento fiscalmente corretto da parte di questi “pochi grandi imprenditori”. Se poi vogliamo imparare qualcosa dalla cronaca, possiamo quasi esser certi della loro macroscopica scorrettezza, senza contare le implicazioni lobbistiche che ne derivano (intrecci politica – grandi aziende). Che ne derivi anche un ampliamento della forbice sociale? Direi proprio di sì… e magari una contrazione delle libertà individuali? Qualcuno può negarlo? Bene, da autonomo che paga con fatica tutte le proprie tasse, mi sento di affermare che, nell’impossibilità di proseguire con l’attività in proprio, non sarà una grande azienda italiana a pagare le tasse in mia vece… e non sarà lo stato italiano a beneficiarne.
Magari, come per ogni azienda sana, la strada maestra che porta al risanamento passa attraverso il controllo e la razionalizzazione dei costi (in questo caso gli sprechi della macchina pubblica), non attraverso la demonizzazione di chi con fatica produce ricchezza.
Per finire credo che sia semplicemente folle credere di poter cambiare un sistema fondato sulla piccola e media impresa (compresa la micro impresa), così strutturatosi nell’arco di decenni dal dopo guerra in poi, con la forza ed in breve tempo.
Scritto il 4-11-2011 alle ore 18:12
per Maurizio
non siamo affatto certi del comportamento fiscalmente corretto delle c.d. grandi aziende, possiamo però ragionevolmente presumere l’attendibilità del loro sistema contabile (intendo ad esempio contabilizzazione delle vendite che di solito non avvengono “in nero”) e sfruttare la “segnalazione” dei soggetti che ne entrano in contatto commerciale.
Scritto il 4-11-2011 alle ore 18:27
Prof non mi sottraggo alle sue domande, ma per ovvie ragioni non posso entrare nei particolari..
Siamo comunque nell’ambito delle prestazioni di servizi. Società con un volume d’affari (dichiarato) tra i 500.000 euro e 2.000.000 di euro. Le indagini hanno richiesto circa tre mesi di lavoro. I risultati sono stati ottimi: dal punto di vista degli importi accertati e dal punto di vista della definizione degli accertamenti. Il 90% dei “clienti” ha definito gli importi accertati (pagando). Gli accertamenti erano molto “puliti” e “scremati”. Quando li metti spalle al muro….anche perchè la giurisprudenza non li aiuta molto….anzi….
Scritto il 4-11-2011 alle ore 19:21
Per Marco
In effetti le c.d. grandi aziende prediligono il falso in bilancio.
Scritto il 4-11-2011 alle ore 19:48
Falso in bilancio che però con il discorso “segnalazione delle attività dei c.d. autonomi” non c’entra pressochè nulla.
Scritto il 5-11-2011 alle ore 10:20
Ma stiamo parlando di lotta all’evasione (tutta l’evasione…) e risanamento dei conti pubblici, o di sovvertire il sistema economico costituito cancellando dal panorama italiano la piccola impresa??? Il mio commento era rivolto al post del prof. Lupi… mi sa che sono i vostri commenti ad essere andati un po’ fuori tema! Ne deduco che la campagna di marketing politico introdotta dall’agenzia delle entrate (e non mi facciano credere che i “burocrati” non ci hanno messo lo zampino) ha colto nel segno. Che dire… continuate così, e tra quanche anno (se non mese) potremo verificarne i risultati!
Scritto il 5-11-2011 alle ore 12:54
Stavamo parlando se non sbaglio non di lotta ai massimi sistemi dell’evasione fiscale (tema che mi pare alquanto demagogico), ma semplicemente di quali strumenti possiamo usare per individuare (parte) della ricchezza nascosta da piccole – medie aziende, professionisti, artigiani ecc…
Non di cancellare la piccola impresa!
In questo senso ben vengano segnalazioni clienti e fornitori da altre aziende più organizzate, le segnalazioni delle utenze “commerciali”, le stesse segnalazioni provenienti dai privati (vedi bonifici per ristrutturazioni edilizie).
Piuttosto il tema sembrerebbe migliorare tutte queste informazioni, riducendo il più possibile gli adempimenti (che a volte le scoraggiano) ed aumentandone così il numero e la qualità.
Perchè, caro Maurizio, una delle facce più costose (non l’unica) dell’evasione per le entrate pubbliche è proprio la ricchezza nascosta dalle categorie di cui sopra. Provi a vedere la “contabilità” presentata al fisco (o a volte totalmente omessa) da alcuni di questi e mi saprà dire.
Scritto il 5-11-2011 alle ore 15:57
E’ chiaro che maurizio è vittima della solita confusione tra piccola azienda in senso economico (cioè quelle 40/50 mila che ci separano dalla grecia) e piccola azienda in senso materiale e fiscale, cioè il popolo delle partite IVA, quindi i tre milioni di piccoli artigiani e commercianti, gente che lavora, per carità, produce servizi, cui lo stato non offre nulla in cambio delle imposte che pagano, relativamente alte se si pensa alla modestissima possibilità di subire un controllo. Però il lavoro autonomo ce l’hanno anche in Grecia, e c’è sempre stato nella storia, va rispettato ma non è lui a creare ricchezza e sviluppo. Se per piccola impresa che tiene in piedi l’italia maurizio intende la fabbrichetta possiamo essere d’accordo, ma se intende il negoziante, o il parrucchiere, o l’elettricista, o il tassista, allora si tratta di rispettabili servizi, ma non è “la piccola impresa”. Soliti equivoci della mancata spiegazione del concetto di evasione fiscale.
Marco, inutile sbatterci la testa a livello individuale, qui una fetta numerosa del paese crede che la grande azienda faccia cassa nera come il fabbro ferraio…è un fatto culturale connesso all’analfabetismo economico sociale diffuso. Fior di cattedratici la pensano pregiudizialmente così…c’è il rischio che distruggano le aziende, e facciano rimanere l’italia un paese di funzionari pubblici che cercano di non lavorare, percepiscono stipendi e restituiscono fastidi, e autonomi che cercano di non pagare le tasse. Come la grecia, e del resto “Italiani greci una faccia una razza”. Del resto parecchie regioni del sud italia sono già “Grecizzate”.
Karl, certo la direzione è questa…molto meglio dell’evasione interpretativa. In percentuale rispetto al dichiarato, i maggiori volumi d’affari accertati quan’erano, all’incirca?
Scritto il 5-11-2011 alle ore 16:51
Mio caro prof. Lupi, forse le è sfuggito il mio riferimento alla micro impresa (della quale conosco molto bene le caratteristiche, così come conosco la definizione ufficiale di piccola e media impresa – la c.d. fabbrichetta, per non escludere gli analfabeti dalla discussione). Non intendo fare sfoggio dei miei titoli accademici, ma mi ritengo largamente qualificato per sostenere la discussione, anche da un punto di vista tecnico (che per ora non è stato ancora nemmeno sfiorato). Per il resto non mi sento affatto di condividere la sua opinione riguardo a chi produce ricchezza in Italia. Non so fare paragoni con il sistema economico greco, ma il mondo che lei ha dipinto semplicemente non sarà il mio. Credo che il suo pensiero sia viziato da arroganza accademica e completamente slegato dall’economia reale, ma d’altronde non è questo il problema tipico della classe dirigente italiana? Badi bene a leggere tutto quanto scrivo, senza tralasciare niente: non disconosco l’importanza della piccola media impresa (intesa in senso accademico) o della grande impresa… il loro ruolo è effettivamente fondamentale per lo sviluppo e la sostenibilità del sistema economico italiano, ma lei tende forse a sottovalutare chi elargisce (senza che lo stato offra niente in cambio, come ha corretamente indicato) il rimanente 40% del gettito fiscale italiano. Il mio intervento non era teso a chiedere l’eliminazione delle imprese di dimensioni rilevanti, ma a tutelare il mondo dei cosiddetti “autonomi” (le preciso tuttavia che il concetto di lavoro autonomo è chiaramente definito dalla norma tributaria, e non include certamente l’estetista o il parrucchiere… questo per evitarle confusione).
Per Marco: il mio intervento continua ad essere a commento del post del prof. Lupi, e intende prenderne le distanze fin dalle origini. Non ho mai inteso entrare nel dettaglio delle modalità di recupero dell’evasione fiscale presso gli “autonomi” (compresi i titolari di reddito d’impresa). Il mio intervento, forse demagogico, era slegato dalla direzione che ha preso in seguito la discussione, ma credo che sia mio sacrosanto diritto esprimere opinioni divergenti dalle vostre.
Scritto il 5-11-2011 alle ore 19:23
Una volta che ci siamo messi d’accordo sulle definizioni e che per “autonomi” intendiamo tutta quella massa di soggetti, non lavoratori subordinati, ma privi di un’effettiva organizzazione d’impresa (ovvero spesso senza dipendenti e con minimi mezzi strumentali). Ora il problema serio è: 1) siamo in grado di misurare effettivamente la ricchezza prodotta da costoro (e conseguentemente determinarne le imposte dovute)?
2) è soddisfacente il sistema attuale totalmente o quasi affidato alle scritture contabili del soggetto (ovvero un sistema che sottopone alle stesse regole fiscali-contabili la piccola azienda con 9/10 dipendenti di cui un paio addetti all’amministrazione e il salumiere con la moglie alla cassa);
3) è equo un sistema in cui costoro sono soggetti al 50% di imposta (perchè non mi sfuggono Irap, contributi Inps e co.) su ciò che generosamente ci dichiarano e allo 0% sul resto.
Allora, visto che Lei vuole tutelare come detto la categoria, ma non legge i miei post poichè risponde solo al prof. Lupi, Le ripropongo quanto ho detto sopra.
Dell’introduzione (o il perfezionamento) di una serie di segnalazioni che spingano costoro a dichiarare di più (perchè tanto il fisco sa che ho fatto 20.000 euro di lavori a Caio e non posso dichiarare 10), così da aumentare il gettito e forse abbassare le aliquote, Lei dato che sollecita proposte tecniche, cosa pensa?
Scritto il 5-11-2011 alle ore 20:45
Non intendevo fare una discussione privata con il prof. Lupi, ma non ho condiviso fin dall’origine il suo intervento e mi sono concentrato soprattutto su quest’aspetto.
Forse, in merito ai c.d. “autonomi”, sarebbe utile capovolgere l’approccio al problema, senza variare l’obiettivo finale di contrasto all’evasione (fenomeno che, è inutile negarlo, esiste ed è di notevole rilevanza). Se partiamo dal presuposto che in Italia si è raggiunta una pressione fiscale complessiva pressochè insostenibile a carico di questi soggetti, e se assumiamo come costante che non stiamo parlando di “fuorilegge”, ma di persone che contribuiscono allo sviluppo economico del paese fornendo servizi di base ai quali trovo difficile rinunciare (e che non possono essere erogati con altrettanta efficienza dalle imprese maggiori), ne abbiamo come conseguenza che la maggioranza di questi soggetti è quasi costretta a “rivedere” la propria base imponibile per garantire la propria sopravvivenza (non dimentichiamo che molto spesso si può riscontrare un attaccamento molto forte all’azienda “di famiglia”, fattore culturale che ritengo degno di tutela in quanto garantisce impegno costante e volontà di innovazione oltre che di sopravvivenza… si tratta di una professionalità non standardizzata e molto concreta che rifiuto di considerare obsoleta). Se abbinassimo alle diverse tecniche di lotta all’evasione una contestuale riduzione della pressione fiscale sono convinto che potremmo averne benefici immediati. L’elenco clienti fornitori può essere valido ai fini del contrasto dell’evasione totale, ma è uno strumento macchinoso (che genera una mole di dati difficile da gestire) ed ha poca utilità nel contrasto alle operazioni “in nero” tra “autonomi”: ha forse senso mantenere l’adempimento esclusivamente in capo alle aziende più organizzate e alle utenze commerciali (che sono anche quelle meglio strutturate per metterlo in pratica senza fatica). Ritengo molto efficace lo spesometro (che si nutre dell’elenco ed è valido anche per i privati), ma se non è accompagnato da una sensibile riduzione dell’imposizione fiscale produce l’effetto di limitare i consumi dei beni di lusso, che comunque garantiscono generazione di utili per le aziende che li producono, occupazione e di conseguenza gettito fiscale. Il redditometro, se non affiancato da altri strumenti, è probabilmente destinato a fare la stessa fine degli studi di settore. Le indagini finanziarie sono effettivamente efficaci, ma molto invasive e forse facili da driblare (limitatamente alle operazioni di minor rilievo)… stessa cosa per il limite all’utilizzo del contante. Persino la pressione psicologica generata da questi strumenti produce effetti positivi in termini di maggior gettito, anche se genera uno scoraggiamento che non è privo di effetti sociali ed economici negativi.
Il fatto è che se non abbiniamo a tutti questi strumenti altrettanti incentivi… e se non riportiamo a livelli sostenibili la pressione fiscale in Italia, non riusciremo a rifuggire i controeffetti negativi legati alla contrazione dei consumi, alla fuga all’estero da parte di chi oggi produce ricchezza, ecc… E d’altronde chi avrebbe ancora interesse a rischiare “il nero” potendosi permettere di pagare quanto dovuto. E se ci aggiungiamo una gestione efficiente della cosa pubblica, e servizi effettivi come contropartita alle imposte pagate ne avremmo benefici economici e sociali enormi. In sintesi… e se utilizzassimo un sistema di incentivi (maggiori detrazioni, premi alle aziende fiscalmente corrette, riduzione dell’imposizione, ecc…) invece del bastone (o insieme al bastone)? A questo punto rimarrebbero solo i “fuorilegge” da contrastare, una minoranza forse più facile da individuare…
Scritto il 6-11-2011 alle ore 21:51
maurizio, buona messa a punto, ma ancora giri un pò a vuoto tra “aziende” e “autonomi” , cioè tra chi organizza il lavoro degli altri , magari anche col proprio, e chi usa prevalentemente quello proprio. Ora, caro maurizio, se tieni conto dei contributi a carico del datore di lavoro, come ho indicato in questo post
http://www.giustiziafiscale.com/index.php?option=com_content&view=article&id=566:autonomi-tassati-piu-dei-dipendenti-come-confondere-le-pere-con-le-mele&catid=53:leggende-metropolitane&Itemid=104
sul nuovo sito di giustizia fiscale, la pressione fiscale è la medesima per autonomi e dipendenti. Quindi la dovremmo ridurre per tutti.
Scritto il 7-11-2011 alle ore 10:01
Pienamente d’accordo Prof. Lupi, con la differenza che la pressione previdenziale sui dipendenti è assorbita per una parte rilevante dal datore di lavoro.
Spero si renda conto che stiamo disquisendo in merito alla terminologia, che ciascuno di noi ha utilizzato forse con po’ di “licenza poetica”, ma senza ingenerare problemi di comprensione nella controparte.
Le detrazioni a cui facevo riferimento erano per lo più rivolte ai lavoratori dipendenti, che a fronte di un riscontro economico sarebbero incentivati a richiedere fattura e scontrino (il 36% ed il 55% insegnano…).
Vorrei solo restituire dignità agli “autonomi”, oggi vittima di una vera e propria caccia alle streghe…
Scritto il 7-11-2011 alle ore 12:38
Intervengo perchè mi pare che in linea di principio si sia tutti d’accordo ma poi non si arriva al dunque del problema, ossia come e cosa fare! Partiamo dalle (per me) giuste considerazioni del Proff.: 1)AZIENDE tutte (sia piccole che grandi) che fanno il lavoro del fisco. 2) AMMINISTRAZIONE PUBBLICA è il nostro problema.
Mi pare che su queste due cose si sia più o meno d’accordo tutti per cui rimane solo da definire gli strumenti per le indagini e data la particolare tipologia del sistema imprese Italia e affinchè non finisca come quello Greco dove ci sono solo liberi professinisti e pubblici impiegati (che perdono tempo a molestare i privati)potrebbe essere efficace:
a) ridurre il peso delle imposte sul lavoro dipendente (solo privato!?)
b) forfettizzare il reddito delle micro imprese o piccoli lavoratori autonomi (solo le dirette e non anche l’iva ?)eliminando così ogni adempimento burocratico diverso dall’Iva e mantenendo per essi i controlli indiretti(reddittometro, accertamento bancario ecc….)con pari insprimento delle sanzioni in caso di false comunicazioni al fisco – in sostanza un patto : se ti dichiari piccolo lo devi essere per d’avvero e non per finta perchè hai agevolazioni.
Ci si dimentica spesso che oggi le micro imprese sono la “soluzione” alla disoccupazione e spesso viaggiano al livello di sussistenza e per molte di questo non si può certo parlare di “profitto” in senso tecnico ma gli si chiede l’efficienza economica, la razionalità delle scelte aziendali e il rispetto delle regole che deve seguire la grande impresa.
In sostanza io proporrei un sistema fiscale a due velocità: da una parte la semplificazione e la forfettizzazione dei redditi di autonomi e imprese di basso livello; dall’altra tutti gli altri, con però riformulazione delle regole fiscali certe e non interpretabili dal funzionario di zona +/- a suo piacimento.
Forse è la volta buona che la pubblica amministrazione fiscale non ha più motivo di “perdersi” tra le pieghe del “numero di verifiche” e tra ai “caviili” dell’economicità o dell’abuso del diritto e altre amenità similari (che poi puntualmente non reggono in commissione tributaria, ma nel frattempo hanno rotto le braccina a tante sane aziendine che potrebbero crescere) e forse sbaragliando così il campo si vede per d’avvero chi è disonesto(ma sul serio, del tipo fingo di essere povero ma possiedo la Ferrari e la barca – oppure sbandiero il made in italy ma il guadagno vero lo faccio all’estero con manovre fiscali scorrette).
Fin che il fruttivendolo ha le stesse incombenze e lo stesso regime contabile e fiscale della Fiat mi sa che il fisco continua a visitare il fruttivendolo (è decismente più facile e semplice massacrarlo)e non si concentra magari su fenomeni di evasione più “strutturati e complessi” oltre che sul lavoro a nero (in sostanza su chi dovrebbe essere presente all’appello ma non c’è e nessuno lo chiama per altro)ma con regole certe e precise e non con dei… ” mi sembra che sia operazione elusiva o abuso del diritto”.
Con questo sistema i nostri amici europei Tedeschi e Francesi ai quali facciamo una paura enorme in termini produttivi e creativi ci godono da morire nel vedere aziendine “stritolate” da burocrazie varie e fisco ingiusto e ancora di più nel vedere che i loro (capitalisti)finanzieri non investono da noi perchè non ci sono certezze e regole certe…!
Nel frattempo : spesometro – redditometro – ricavometro – contante si contante no – elencometro ecc …….. ecc….. !
Scritto il 7-11-2011 alle ore 18:43
Condivido in toto l’intervento di dvd, e credo che sarebbero da approfondire le sue proposte. Sarebbe costruttivo se questo genere di discussioni potesse arrivare sulla scrivania del legislatore (che negli ultimi provvedimenti si è dimostrato alquanto approssimativo, per non dire impreparato)… ma forse questa è pura utopia!
Scritto il 8-11-2011 alle ore 00:45
Scusa.dvd ma dove ti documenti? Ma ad esempio l’indagine fiscale su Unicredit chi l’ha fatta? Non mi pare che l’ex a.d. di Unicredit di professione faccia pizzaiolo.
Basta fare una piccola e banale ricerca sui giornali on line x vedere che il fisco avanza circa 3 mld di euro.dalle.banche italiane (per inciso 1 punto di iva vale 3 mld e rotti di euro) da accertamenti degli ultimi due anni. Naturalmente grazie al tanto vituperato abuso del diritto.
Consiglio di scrivere brontos sulla funzione di ricerca di google… Saluti.
Scritto il 8-11-2011 alle ore 12:29
franky la multa semmai arriverà e quando arriverà la pagherà la banca ma sicuro che oggi la paga tuo padre come il mio che si sono certi rotti la schiena a furia di lavoro e per la gioia di due o tre funzionari che sicuro promossi si trascineranno dietro una pletora di adepti similari che fanno si uno scoop da front page ma poi per la cassa quella vera tremila massacrate al mese di gente modesta e poco più, sicuro (con l’abuso del diritto certo, c’è già l’esempio principe come nave scuola) !! le mie fonti sono le letture dei fatti quotidiani e loro “catalogazione” mentre se le tue provengo dal dentro della “cosa” fammi il favore di segnalare poi con franchezza se ho o meno ragione io, ok !! grazie ..!
Scritto il 8-11-2011 alle ore 14:05
POCHE CIFRE, PARLANO CHIARO.
LA GLOBALIZZAZIONE E’ MOTORE DI SVILUPPO ECONOMICO SE LA DELOCALIZZAZIONE PRODUTTIVA AVVIENE IN STATI DEMOCRATICI DOVE GLI STIPENDI VENGONO LASCIATI CRESCERE. LA CINA E’ IL PIU’ GRANDE STATO COMUNISTA AL MONDO CHE APPLICA IL CAPITALISMO ALLO STATO PURO : GLI OPERAI VENGONO LASCIATI POVERI E IGNORANTI. I CINESI SONO ORGANIZZATI IN CASTE DOVE E’ NEGATA LA SCALATA SOCIALE PERCHE’ E’ NEGATO IL DIRITTO ALLO STUDIO. LO STIPENDIO DI UN CINESE 15-20 ANNI FA ERA 100 EURO AL MESE , OGGI E’ 300 EURO AL MESE CONTRO I 2000/3000 EURO DEL COSTO DELLO STIPENDIO DI UN ITALIANO. IL RAPPORTO TRA STIPENDI CINA /ITALIA CI UCCIDE , DOPO 15-20 ANNI E’ ANCORA 1 A 10 . E LA CINA NON HA NESSUNA INTENZIONE DI FAR CRESCERE GLI STIPENDI DEGLI OPERAI DELLE SUE INDUSTRIE .
I POLITICI ITALIANI CHE 20 ANNI FA APRIRONO ALLA CINA PENSANDO CHE DIVENTASSE UN MERCATO PER I NOSTRI PRODOTTI HANNO SBAGLIATO CLAMOROSAMENTE. I CINESI CHE OGGI HANNO UN REDDITO SUPERIORE AI 20 MILA EURO ANNUI SONO SOLTANTO 60 MILIONI. TROPPO ,TROPPO POCHI. AVREBBERO DOVUTO ESSERE 600 MILIONI.
PREVISIONI SBAGLIATE. GAME OVER.
LA PRODUZIONE MONDIALE VA RIEQUILIBRATA. LA PRODUZIONE DEI BENI DI MASSA E’ STATA DELOCALIZZATA TUTTA IN CINA ED INDIA . IN ITALIA E’ RIMASTA SOLO LA PRODUZIONE DI BENI DI NICCHIA= POCHE MIGLIAIA DI ADDETTI OCCUPATI.
HANNO PENSATO DI SPOSTARE LA MONODOPERA PERSA DALL’INDUSTRIA (CAUSA LA DELOCALIZZAZIONE ALL’ESTERO) NEL PUBBLICO E NEI SERVIZI . IL SISTEMA E’ GIUNTO AL COLLASSO, IL PUBBLICO NON REGGE SE NON C’E PIU’ PRODUZIONE DI BENI DI MASSA (=MILIONI DI OCCUPATI) NELLO STATO.
MILIONI DI OCCUPATI = CETO MEDIO= CONSUMI = BASE REDDITUALE PER UN SUFFICIENTE PRELIEVO FISCALE= ENTRATE DELLO STATO=SOLDI PER PAGARE IL PUBBLICO.
GAME OVER . IL SISTEMA E’ GIUNTO AL COLLASSO. MA NESSUNO LO DICE . NESSUNO DICE CHE LA CRISI E’ PURTROPPO PIU’ GRAVE DI QUANTO CI VOGLIONO FAR CREDERE . LA CRISI PURTROPPO E’ STRUTTURALE , E’ CRISI DELL’ INDUSTRIA, ITALIANA ED EUROPEA.
PARTIAMO DA UN DATO, CHE IL 45% DELLLA RICCHEZZA NAZIONALE ITALIANA E’ DETENUTA DA 70 FAMIGLIE. LA CONCENTRAZIONE DELLA RICCHEZZA E D IL CONSEGUENTE PROGGRESSIVO ASSOTIGLIAMENTO DEL CETO MEDIO SONO INIZIATI CIRCA 20 ANNI FA E SONO DOVUTI A DUE FENOMENI :
1-ALLA DELOCALIZZAZIONE PRODUTTTIVA ALL’ESTERO ABBINATA ALL’ELUSIONE FISCALE CHE HA PORTATO AD UN ‘ABNORME CONCENTRAZIONE DELLA RICCHEZZA E AZZERATO LA MANODOPERA PRODUTTIVA CHE COSTITUIVA UNA PARTE DEL CETO MEDIO.
2- ALL’AVVENTO DEI CENTRI COMMERCIALI E DEI GRANDI VILLAGGI OUTLET CHE HA PORTATO ALLA SCOMPARSA DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI NEGOZI CHE A LORO VOLTA COSTITUIVANO LA RESTANTE PARTE DEL CETO MEDIO, CETO MEDIO CHE ERA IL MAGGIOR ACQUIRENTE DI BENI, DI QUI, IL CALO DEI CONSUMI CHE STIAMO VIVENDO DA UN DECENNIO ORMAI .
IL CETO MEDIO OGGI SI E’ ASSOTIGLIATO NEL SENSO CHE MOLTI ITALIANI SI SONO AVVICINATI ALLA SOGLIA DEL TASSO DI POVERTA’, CHE TRADOTTO IN PAROLE POVERE SIGNIFICA SEMPRE PIU’ PERSONE FANNO FATICA AD ARRIVARE A FINE MESE.
E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO EVITARE CHE MANIFESTAZIONI DI PIAZZA DI PRECARI CHE DICONO CHE NON RIESCONO AD ARRIVARE A FINE MESE DIVENTINO, SE IL CETO MEDIO SCENDE SOTTO LA SOGLIA DEL TASSO DI POVERTA’, ESTERNAZIONI VIOLENTE.
E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARRIO CHE STATO E GRANDI GRUPPI INDUSTRIALI FACCIANO RITORNARE LA PRODUZIONE IN ITALIA. LA GRANDE INDUSTRIA ITALIANA CHE HA DELOCALIZZATO ALL’ESTERO E CHE RITORNA IN ITALIA A PRODURRE ,GUADAGNERA’ UN PO MENO PER OGNI SINGOLO PEZZO PRODOTTO, MA PRODURRA’ DI PIU’ PERCHE’ IL CETO MEDIO RITORNERA’ AD ESSERE IN GRADO DI ACQUISTARE I SUO PRODOTTI, CON CONSEGUENTE RILANCIO DEI CONSUMI. E’ QUEST’ULTIMA UNA CONSIDERAZIONE TALMENTE OVVIA CHE APPARE ADDIRITTURA SUPERFLUA E BANALE PRONUNCIARLA. EPPURE DI QUESTA SOLUZIONE NESSUNO DI CHI STA AI MASSIMI LIVELLI DECISIONALI NE PARLA. VENGONO DETTE INVECE PAROLE FUMOSE , ATTE SOLO A CONFONDERE LA GENTE CON PAROLONI DA ECONOMIA GENERALE PERCHE QUESTO E’ L’INTENTO, NON SI PUO’ DIRE TUTTA LA VERITA.’
LE COSE SONO MOLTO PIU’ SEMPLICI DI QUANTO SI LEGGE . NEL CROLLO DELLE BORSE EUROPEE , NESSUNA BOLLA SPECULATIVA E’ IN ATTO , MA SEMPLICE LETTURA DA PARTE DEGLI INVESTITORI DEI DATI DI BILANCIO DI STATI , INDUSTRIE E BANCHE .
LA BOLLA SPECULATIVA ESISTE DA UN GIORNO CON L’ALTRO SE QUALCUNO DI AUTOREVOLE DICE CHE LA BCE SI FARA’ CARICO DEL DEBITO SOVRANO DELLA GRECIA . L’INVESTIORE QUEL GIORNO DECIDE ALLORA DI COMPRARE I TITOLI DELLA BANCA FRANCESE FORTEMENTE INDEBITATA CON LA GRECIA OPPURE DECIDE DI COMPRARE I TITOLI DI STATO DELLA GRECIA. CI PUO’ CASCARE UNA VOLTA , DUE SE QUALCUN ALTRO DI AUTOREVOLE DIRA’ LA STESSA COSA , MA SE POI NON INTERVERRA’ UN DECRETO LEGGE CON CUI LA BCE SI OBBLIGA A COMPRARE IL DEBITO SOVRANO DELLA GRECIA , L’INVESTITORE NON COMPRERA’ PIU’ I TITOLI DELLA BANCA FRANCESE FORTEMENTE INDEBITATA CON LA GRECIA, MA LI VENDERA’ . LA BOLLA SPECULATIVA E’ VERA DA UN GIORNO CON L’ALTRO, MA NEL MEDIO E LUNGO PERIODO L’INVESTITORE COMPRA E VENDE TITOLI GUARDANDO SOLTANTO AI DATI DI BILANCIO DI STATI, IMPRESE E BANCHE.
IL FONDO- SALVA STATI SI ESAURIRA’ PRESTO SE LA PRODUZIONE INDUSTRIALE DEI BENI DI MASSA NON VERRA’ RIPORTATA IN EUROPA E NELLO SPECIFICO IN GRECIA, ITALIA , SPAGNA.
PRODUZIONE DI BENI DI MASSA = TANTI ADDETTI OCCUPATI= TANTI REDDITI MEDI CREATI= TANTO CONSUMO
IN ITALIA E’ RIMASTA SOLTANTO UNA PRODUZIONE DI BENI DI NICCHIA, STRUMENTALI ALLA PRODUZIONE DEI BENI DI MASSA.
PRODUZIONE DI BENI DI NICCHIA=POCHI ADDETTI OCCUPATI=POCHI REDDITI MEDI CREATI.
PARTIAMO QUINDI DA UN DATO DI FATTO , INNEGABILE ANCHE SE NESSUNO , (POLITICI, GIORNALI NAZIONALI E INDUSTRIE) , SOTTOLINEO ANCORA, NE PARLA: CHE LA CRISI ATTUALE E’ STRUTTURALE ,DOVUTA AL PROGRESSIVO SPOSTAMENTO DELLA PRODUZIONE MONDIALE IN CINA E INDIA, DELOCALIZZAZIONE CHE PER L’ITALIA E’ INZIATA CIRCA 20 ANNI FA E I CUI EFFETTI ORA CI SONO TORNATI INDIETRO COME UN BOOMERANG.
IMMAGINIAMOCI CHE LA BANCA EUROPEA NON COMPERI PIU’ I TITOLI DI STATO ITALIANI VISTO CHE NON LO FA PIU’ NEANCHE LA BANCA D’ITALIA. LO STATO FALLISCE, NON SARA’ PIU’ IN GRADO DI PAGARE FORNITORI E STIPENDI E CI SARA’ UNA CORSA A FARSI RESTITUIRE I TITOLI DI STATO.
PER NON FALLIRE O CONTESTUALMENTE AL FALLIMENTO LO STATO DOVRA’ PER FORZA USCIRE DALL’EURO, RIADDOTTARE LA LIRA PER RIVALUTARLA IN MODO DA RESTITUIRE MENO DEBITO POSSIBILE. UNA LIRA RIVALUTATA AVRA’ EFFETTI DEVASTANTI SULL’ECONOMIA REALE SUI BENI IMMOBILI CHE VARRANNO SUBITO MENO E SULLE BANCHE CHE VEDRANNO IL LORO PATRIMONIO IMMOBILAIRE SVALUTATO : COL DENARO IN TASCA SI POTRANNO COMPRARE MOLTI PIU’ BENI , I BENI SUBIRANNO UNA SVALUTAZIONE PAZZESCA. MA CHI AVRA’IN QUEL MOMENTO IL DENARO IN TASCA? POCHI RICCHI ED I NUOVI RICCHI, RUSSI E CINESI IN TESTA .
L’EURO E’ SATO FORTEMENTE VOLUTO DALLA GERMANIA. L’ITALIA PER ENTRARE NELL’EURO HA DOVUTO SCAMBIARE LA LIRA PER IL MARCO SOPRAVALUTANDO LA LIRA, QUESTA E’ STATA LA CONDIZIONE VOLUTA DALLA GERMANIA, DEL 30%. IN UN ATTIMO I POLITICI ITALIANI CHE ACCETTARONO QUESTO CAMBIO PER ENTRARE NELL’EURO HANNO CANCELLATO 15 ANNI DI POSSIBILI FUTURE ESPORTAZIONI VERSO LA GERMANIA. ERA IL NOSTRO PRIMO PAESE DI ESPORTAZIONE . CANCELLATO. LA GERMANIA VOLLE FORTISSIMAMENTE QUESTO LIVELLO DI CAMBIO PERCHE’ NON AVEVA NESSUNA INTENZIONE DI FARSI CARICO DA SOLA DEI COSTI DELL’ANNESSIONE DELLA GERMANIA DELL’EST. NON C’E’ BISOGNO DI AGGIUNGERE ALTRO. IL CETO MEDIO ITALIANO NON HA AVUTO EFFETTI PRATICI POSITIVI DALL’ADOZIONE DELL’EURO, I POLITICI CHE VOLLERO L’EURO DOVREBBERO ELENCARE ALMENO UN EFFETTO POSITIVO SUL CETO MEDIO ITALIANO.
EFFETTO NEGATIVO EURO: ALCUNI BENI PRIMARI SONO RADDOPPIATI: RICORDATE LA BENZINA COSTAVA 1600 LIRE AL LITRO , COSTA 1,6 EURO OGGI AL LITRO. L’ITALIA DOVREBBE PORRE, DETTO PAPALE PAPALE, UNA CONDIZIONE A FRANCIA E GERMANIA PER RIMANERE NELL’EURO: UNA PARITA’ LIRA /EURO PIU’ CONVENIENTE ALLA NOSTRE ESPORTAZIONI VISTO CHE DOBBIAMO RIPAGARCI IL DEBITO PUBBLICO, ALTRIMENTI, DETTO SEMPRE PAPALE PAPALE , CHE COSA CE NE FREGA RIMANERE NELL’EURO? IL PROBLEMA E’ LORO. E’ LA NOSTRA LIRA RICORDIAMOCELO CHE E’ STATA SOPRAVALUTATA A DISMURA NEL RAPPORTO COL MARCO E COL FRANCO PER ENTRARE NELLL’EURO PER AVVANTAGGIARE LE ESPORTAZIONI VERSO DI NOI DI GERMANIA E FRANCIA . CE NE FREGA QUALCOSA DI AVVANTAGGIARLI ANCORA ? LA GERMANIA DELL’EST E’ STATA ASSORBITA, LA FRANCIA HA LE CENTRALI , CHE CI AIUTINO UN PO RISTABILENDO UNA DIVERSA PARITA’ LIRA / EURO, USCIAMO DALL’EURO RISTAMPIAMO LIRE E POI RIFACCIAMO IL DISCORSO CON UN PARITA’ MOLTO PIU ALTA, NON A 1936 LIRE PER UN EURO MA A 2600 EURO PER UN EURO COSI LE NOSTRE ESPORTAZIONI VOLANO E L’INDUSTRIA ITALIANA LE PURE . ORA TOCCA A GERMANIA E FRANCIA . NOI ITALIANI IL NOSTRO CONTRIBUTO ALL’EUROPA LO ABBIAMO GIA’ DATO .
LE BORSE LEGGONO QUESTA MANCANZA DI PRODUZIONE IN ITALIA E D EUROPA . E’ INUTILE E FUORVIANTE FARE PROCLAMI DI GOVERNO E DIRE CHE SIAMO IL SECONDO PAESE PIU’ MANIFATTURIERO D’EUROPA , IN EUROPA NON C’E’ PIU’ PRODUZIONE DI BENI DI MASSA PERCHE TUTTE LE INDUSTRIE HANNO DELOCALIZZATO IN ASIA . IL CONFRONTO E’ QUINDI COL NIENTE , NON CI PUO’ CONFORTARE , IL CONFRONTO VA FATTO CON LA CINA ED E’ SCHIACCIANTE.
PARLIAMO DI QUELLA CHE ERA FINO A 15 ANNI LA SECONDA INDUSTRIA NAZIONALE , L’ABBIGLIAMENTO, SECONDA SOLO A QUELLA DELL’AUTO.
NON STIAMO PARLANDO DI NOCCIOLINE. L’ABBIGLIAMENTO IN ITALIA OCCUPAVA CIRCA 7 MILIONI DI ADDETTI PIU’ IL SOMMERSO. 15 ANNI FA ERAVAMO TRAI MAGGIORI PRODUTTORI MONDIALI DI ABBIGLIAMENTO. IN 15 ANNI TUTTE LE INDUSTRIE DI ABBIGLIAMENTO ITALIANE SONO ANDATE A PRODURRE IN CINA, INDIA , TAIWAN DI QUEI 7 MILIONI DI ADDETTI NE SONO RIMASTI IN ITALIA POCHE MIGLIAIA TRA STILISTI ED ADDETTI AI CAMPIONARI , I 6,5 MILIONI DI OPERAI ITALIANI CHE LAVORAVANO NEL SETTORE NON CI SONO PIU’ , SONO STATI SOSTITUITI DA 6,5 MILIONI DI CINESI CHE LAVORANO IN CINA.
E’ PAZZESCO CHE CONFINDUSTRIA , LE MAGGIORI TESTATE NAZIONALI E I POLITICI NON PARLINO DEL FATTO CHE LA CRISI E’ DOVUTO ALLA MANCANZA DI INDUSTRIA DI BENI DI MASSA. LA RAGIONE E’ SEMPLICE : I MAGGIORI GRUPPI INDUSTRIALI CHE SONO QUELLI CHE POI HANNO DECENTRATO ALL’ESTERO PAGANO LE MAGGIORI TESTATE GIORNALISTICHE ITALIANE E FINANZIANO I POLITICI. PER QUESTO NESSUNO NE PARLA.
MA CI VUOLE UN GIOCO DI FORZA.
LO STATO , IL GOVERNO DEVE PRENDERSI UN FERMO IMPEGNO : FAR RITORNARE CON LE BUONE O CON LE CATTIVE, E LO RIPETO O CON LE BUONE O CON LE CATTIVE, FAR RITORNARE LE INDUSTRIE ITALIANE A PRODURRE IN ITALIA. CON LE BUONE, CREANDO SITUAZIONI DI COMPETIVITA’ IN CUI LO STATO RINUNCIA IN PRIMO LUOGO AD OGNI FORMA DI SUO GUADAGNO , DALLA DETASSAZIONE DELL’ENERGIA , ALLA DETASSAZIONE DEL CARBURANTE ALLA DETASSAZIONE DEGLI UTILI , ALLA RINUNCIA DA PARTE DELLO STATO DELL’ENORME GUADAGNO CHE LO STATO HA SUI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI DEI DIPENDENTI. L’INDUSTRIA E’ INFATTI COSTRETTA A VERSARE 35 ANNI DI CONTRIBUTI, MA L’UOMO VA IN PENSIONE A 65 ANNI E MUORE SECONDO ISTAT A 72 ANNI , NE GODE SOLO 7 ANNI , I RESTANTI 28 ANNI SONO L’ENORME GUADAGNO CHE HA LO STATO SUI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI CHE VENGONO SPESI IN BABY PENSIONI, FALSI INVALIDI E PENSIONI D’ORO. E’ ORA DI FINIRLA CON QUESTO SISTEMA. QUESTA ENORME RICHEZZA DI 28 ANNI DI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI PROCAPITE CHE SI TRATTIENE LO STATODEVE ESSERE REDISTRIBUITA SIA AGLI OPERAI DELL’ INDUSTRIA CHE SOTTOFORMA DI RISPARMIO COINTRIBUTIVO ALLE INDUSTRIE CHE PRODUCONO IN ITALIA PER ABBASSARE I LORO COSTI ED ESSERE SEMPRE PIU’ COMPETITIVE SUL MERCATO MONDIALE .
DETASSAZIONI QUINDI PER CHI RITORNERA’ A PRODURRE IN ITALIA ABBIGLIAMENTO PER RECUPERARE DI BOTTO QUELLA CHE ERA LA SECONDA INDUSTRIA NAZIONALE, PER TORNARE A DAR LAVORO DI BOTTO A 6,5 MILIONI DI PERSONE.
POCHE CIFRE, PARLANO CHIARO. IL DEBITO PUBBLICO DEL PORTOGALLO (DEL PORTOGALLO !) E’ IL 43 % DEL PIL.
IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO E’ IL 120 % DEL PIL. LE BORSE CONOSCONO QUESTO DATO, LO CONOSCE ANCHE LA BANCA D’ITALIA CHE NON ACQUISTA PIU’ I TITOLI DELLO STATO ITALIANO ,SE ALL’ULTIMA ASTA DI UN MESE FA NON LI AVESSE ACQUISTATI TUTTI LA BANCA EUROPEA LO STATO SAREBBE FALLITO. LA PROSSIMA ASTA E’ VICINA . IL GOVERNO LO SA E LA BANCA EUROPEA NON E’ DETTO CHE LI ACQUISTI ANCORA, QUALCHE POLITICO CHE NON HA ANCORA CAPITO NIENTE HA DETTO CHE LO STATO DOVREBBE VENDERE I SUOI IMMOBILI E LE SUE AZIENDE. GIUSTO, MA IMPOSSIBILE CHE CI RIESCA PRIMA DELLA PROSSIMA ASTA E QUESTO IL GOVERNO E TREMONTI LO SANNO, SANNO CHE NON C’E’ PIU’ TEMPO. PER QUESTO L’UNICA VIA CHE ERA RIMASTA AL GOVERNO, LA PIU’ BREVE CHE FA SUBITO CASSETTO E’ STATA QUELLA DEI TAGLI DRASTICI DEGLI STIPENDI E DEI LICENZIAMENTI STATALI CON LA SOPRRESSIONE DI ENTI.
MA E’ UNA POLITICA DURA, CREERA’ DEPRESSIONE, ANCORA PIU’ CALO DEI CONSUMI, NON E’ PIU’ FACILE FAR RITORNARE L’INDUSTRIA IN ITALIA?
E’ STATA UNA CASTRONERIA EVOCARE IL RECUPERO DEI MILIARDI CHE MANCAVANO ALLA MANOVRA DALL’EVASIONE FISCALE, PERCHE’ TUTTI SANNO, EUROPA E GERMANIA PER PRIMI, CHE QUESTA E’ PURA CHIMERA ED INFATTI NON CI HANNO CREDUTO. NEGLI ANNI 70 IL PRELIEVO FISCALE DALLE IMPRESE ITALIANE ERA FLORIDO E REGGEVA IL DEBITO PUBBLICO PERCHE’ LE IMPRESE ERANO RICCHE. PRODUCEVANO REDDITO. L’IVA ERA AL 6% E LA TASSAZIONE AL 25% E TUTTI PAGAVANO PERCHE LE IMPRESE PRODUCEVANO ED ERANO FLORIDE E PROSPERAVANO . MA OGGI, INVASI DA CENTINAIA DI MILIONI DI PRODOTTI FATTI IN CINA LE IMPRESEE ITALIANE NON SONO PIU’ FLORIDE, HANNO BASSISSIMI MARGINI, SOPRAVVIVONO , CALANO I FATTURATI FINO A CHIUDERE ANNO DOPO ANNO. IL PRELIEVO FICALE OGGI PUO’ ANCHE ESSERE AL 50% MA SE IL REDDITO PRODOTTO E’ ZERO O GIU’ DI LI’ IL PRELIEVO FISCALE E’ ZERO O POCA COSA.
IL GOVERNO DOVREBBE INIZIARE INVECE A FARE MISURE SERIE SULL’ELUSIONE FISCALE CHE VIENE FATTA AI MASSIMI LIVELLI ED IN PROPORZIONI CATASTROFICHE. CHI PRODUCE ALL’ESTERO E’ UN CRIMINALE COMMERCIALE E PER QUESTO DOVREBBE ESSERE PUNITO PERCHE’ COMPIE 3 REATI:
1)LASCIA A CASA GLI OPERAI QUANDO SPOSTA LA PRODUZIONE ALL’ESTERO
2) ELUDE TOTALMENTE IL FISCO COL MECCANISMO DELLA SOVRAFATTURAZIONE DEL PRODOTTO REIMPORTATO
3) REIMPORTANDO IL PRODOTTO IN ITALIA METTE SUL LASTRICO LE IMPRESE CHE HANNO CONTINUATO A PRODURRE IN ITALIA.
NEGLI ANNI 90 I GRANDI GRUPPI INDUSTRIALI ITALIANI HANNO INIZIATO APRODURRE ALL’ESTERO, BASTA ANDARE AD HONG KONG PER VEDERE GRANDI INDUSTRIE ITALIANE PROPRIETARIE DI PALAZZI DI 40 PIANI. E AD HONG KOMG GLI EDIFICI COSTANO 10.000 EURO AL METRO QUADRO. BASTI PENSARE CHE LA LUXOTTICA HA PAGATO SENZA BATTERE CIGLIO 300 MILIONI DI EURO (600 MILIARDI DI LIRE ) ALL’AGENZIA DLLE ENTRATE PER EVITARE IL CONTROLLO SUNA DELLE SUE DUE FINANZIARIE CHE HA IN LUSSEMBURGO, LA PIU’ PICCOLA. HO SCRITTO BENE, PER EVITARE UN CONTROLLO, NON A SEGUITO DI UN CONTROLLO .QUESTO PER DARE UN’IDEA DELLA PROPORZIONE DELL’ELUSIONE FISCALE.
NON DIMENTICHIAMOCI CHE UNA CERTA SIGNORA , SEMPRE PER DARE UN’IDEA DELLE PROPORZIONI DELL’ELUSIONE FISCALE,AVEVA 4500 MILIARDI DI LIRE IN SVIZZERA ACCUMULATI PROPRIO MENTRE LA SUA AZIENDA E DI SUO MARITO CHIEDEVA LA CASSA INTEGRAZIONE IN ITALIA NEL SETTORE AUTO.
LO STALLO DELL’ECONOMIA TEDESCA E’ EMBLEMATICO PER L’EUROPA. QUEI POLITICI CHE ANNI ORSONO SI SONO RIEMPITI LA BOCCA DICENDO CHE ERA BENE APRIRE ALLA CINA PERCHE LA CINA SAREBBE DIVENTATA UN MERCATO PER I NOSTRI PRODOTTI DOVREBBERO ESSERE SILURATI: LA TECNOLOGIA CINESE E’ PARI SE NON SUPERIORE ORMAI A QUELLA TEDESCA , PERCHE’ MAI LA CINA DOVREBBE COMPRARE PRODOTTI DA NOI SE E’ IN GRADO DI PRODURSELI DI PARI TECNOLOGIA A UN DECIMO DEL PREZZO ?CHIEDIAMOCI PERCHE’ LE BORSE EUROPEE PERDONO OGNI GIORNO, MENTRE QUELLE ASIATICHE NO. POCHE CIFRE PARLANO CHIARO. IL DIFFERENZIALE DI STIPENDI 15 ANNI FA ERA DI 100 DOLLARI AL MESE IL COSTO DELL’OPERAIO CINESE E DI 2000 DOLLARI IL COSTO EQUIVALENTE IN DOLLARI DELL’OPERAIO IN ITALIA. OGGI QUESTO DIFFERENZIALE SI è ASSOTIGLIATO MA DI POCO: 300 EURO IL COSTO DELL’OPERAIO CINESE IN CINA , 2000/3000 EURO IL COSTO DELL’OPERAIO ITALIANO IN ITALIANO, DOPO 15 ANNI E’ ANCORA QUINDI 1 A 10.
ALTRE CIFRE. OGGI, 2011, SONO SOLTANTO 60 MILIONI I CINESI CON UN REDDITO ANNUO SUPERIORE AI 20.000 DOLLARI. QUEI POLITICI POCO SANI DI MENTE CHE APRIRONO ALLA CINA PENSANDO CHE SAREBBE DIVENTATO UN MERCATO PER I NOSTRI PRODOTTI DEVONO RAVVEDERSI E PRENDERE PROVVEDIMENTI IMMEDIATI. INFATTI TUTTO QUESTO AVREBBE UN SENSO SE I CINESI OGGI CON UN REDDITO SUPERIORE AI 20.000 DOLLARI FOSSERO 600 MILIONI CIOE’ ALMENO LA META’ DELLA LORO POPOLAZIONE , MA SONO SOLTANTO 60 MILIONI, CUI CERCA DI VENDERE TUTTO IL MONDO
15 ANNI FA LA BILANCIA COMMERCIALE ITALIA-CINA ERA 1 A 1 , OSSIA 1 EURO ESPORTAVAMO , 1 EURO IMPORTAVAMO. OGGI LA BILANCIA COMMERCIALE E’ 5 A 1 A FAVORE DELLA CINA OSSIA AD OGNI EURO CHE ESPORTIAMO IN CINA CE NE ARRIVANO DENTRO 5 EURO DALLA CINA E QUESTO DIFFERENZIALE E’ IN CONTINUA CRESCITA. QUALE SCOTTO ENORME E PARADOSSALE STIAMO PAGANDO PER PERMETTERE A QUALCUNO DI RIEMPIRSI LA BOCCA DICENDO CHE VENDE LE FERRARI IN CINA O CHE VIENE VENDUTO QUALCHE PRODOTTO DI NICCHIA CHE IMPIEGA PERO’ IN ITALIA SOLO QUALCHE MIGLIAIO DI ADDETTI CONTRO I CIRCA 6,5 MILIONI DI OPERAI DI NAZIONALITA ITALIANA DELL’ABBIGLIAMENTO CHE AVEVANO LAVORO IN ITALIA E CHE ORA NON CE L’ANNO PIU’ ?
PER0’ IN COMPENSO CI SONO 6,5 MILIONI DI CINESI IN CINA CHE PRODUCONO LA MERCE CHE I I NOSTRI STILISTI ITALIANI GLI HANNO COMMISSIONATO , ELUDENDO IL FISCO. RIEMPIAMOCI ANCORA LA BOCCA. CI VOGLIAMO ANCORA RIEMPIRE LA BOCCA DICENDO CHE PRADA E GUCCI VENDONO IN CINA QUANDO ESSI IN ITALIA TRA STILISTI E ADDETTI AI CAMPIONARI IMPIEGANO SOLO POCHE MIGLIAIA DI ADDETTI ? QUANTE GENERAZIONI DI CINESI DOBBIAMO ASPETTARE PERCHE IL DIFFERENZIALE TRA STIPENDI DEI RECIPROCI OPERAI ITALIA -CINA SIA AZZERATO?
MA LE AZIENDE ITALIANE SONO FALLITE E STANNO FALLENDO , OGGI, OGNI GIORNO. NON C’E’ TEMPO. NON SI POSSONO ASPETTARE GENERAZIONI PERCHE LE IMPRESE IL PROBLEMA CE L’HANNO OGGI. QUALCUNO HA DETTO CHE I CINESI CHE SONO ALL’ESTERO OGGI CAMBIERANNO LA CINA DI DOMANI. MA NON DIMENTICHIAMOCI CHE SIAMO DAVANTI ALL’ULTIMO PAESE COMUNISTA DEL MONDO CHE APPPLICA IL CAPITALISMO ALLO STATO PURO. DOVE GLI STIPENDI DEGLI OPERAI SONO TENUTI VOLUTAMENTE BASSI PER CONSENTIRE UN SUPER COMPETIVITA’ . DOVE GLI OPERAI PROVENIENTI DALLE CAMPAGNE SONO TENUTI IGNORANTI, DOVE LA SCALATA SOCIALE COL DIRITTO ALLO STUDIO NON E’ POSSIBILE PERCHE’ CI SONO LE CASTE ED IL DIRITTO ALLO STUDIO E’ NEGATO. NON DIMENTICHIAMO CHE CHI RIVENDICAVA IL DIRITTO ALLO STUDIO 15 ANNI FA E’ STATO SCHIACCATO SUL SELCIATO COL CARRO ARMATO IN PIAZZA TIENAMEN, CHI CI DICE CHE NON FACCIANO LA STESSA FINE I GIOVANI CINESI CHE RITORNERANNO IN PATRIA . E COMUNQUE GLI ITALIANI ,I NOSTRI OPERAI ,LE NOSTRE POCHE IMPRESE CHE DURAMENTE STANNO ANCORA PRODUCENDO IN ITALIA, NON POSSONO CERTO ASPETTARE NEMMENO UNA GENERAZIONE, PERCHE’ IL PROBLEMA E’ ADESSO E VA RISOLTO QUESTO MESE.
LE INDUSTRIE DELL’ABBIGLIAMENTO E DELL’AUTO DEVONO TORNARE A PRODURRE IN ITALIA , O CON LE BUONE DETASSANDOLE O CON LE CATTIVE . TU NON VUOI TORNARE A PRODURRE IN ITALIA? VA BENISSIMO, SAPPI PERO’ CHE IN ITALIA D’ORA IN AVANTI NON POTRAI PIU’ VENDERE UN PEZZO, VENDI DOVE VUOI MA NON IN ITALIA., UNA LEGGE QUINDI SEMPLICE ,UNA PER TUTTE: TU MARCHIONNE VUOI ANDARE A PRODURRE IN CINA O IL DUCATO IN SERBIA? SAPPI CHE NON UN PEZZO POTRAI VENDERLO IN ITALIA., PURTROPPO I GRANDI GRUPPI INDUSTRIALI ITALIANI CHE HANNO DECENTRATO TUTTI LA PRODUZIONE ALL’ESTERO FINANZIANO I PARTITI ED UNA LEGGE SULL’ELUSIONE NON LA VORREBBERO PER NESSUN MOTIVO, MA FORSE E’ GIUNTO IL MOMENTO DI INCATENARSI DAVANTI A MONTECITORIO, PER IL BENE DI TUTTI E NON DI POCHI.
CARO MINISTRO DELL’ECONOMIA, LE RACCONTO UNA STORIA. QUALCHE ANNO ORSONO L’INDUSTRIA AMERICANA DEL MOBILE STAVA CROLLANDO. QUALCHE MINISTRO AMERICANO POCO SANO DI MENTE AVEVA FATTO ACCORDI BILATERLI CON LA CINA ABBATTENDO I DAZI E NON CONTINGENTANDO PIU’ L’IMPORTAZIONE DELLA MERCE . CENTINAIA DI MIGLIA DI PRODOTTI FATTI IN CINA STAVANO ENTRANDO NELE MERCATO AMERICANO . L’ASSOCIAZIONE DEI MOBILIERI AMERICANI ALLORA ANDO’ DA BUSH E GLI DISSE: “OH , BELLO , GUARDA CHE SE NON FERMI L’IMPORTAZIONE, NON TRA UN MESE , MA DOMANI LASCIAMO A CASA TUTTI GLI OPERAI” . BUSH ACCORTOSI DELL’ERRORE FATTO DA QUALCHE BELL’IMBUSTO DI SUO MINISTRO DISSE : FORMALMENTE POCO POSSO FARE ORMAI …MA QUALCOSA POSSO FARE . L’AGENZIA DELLE ENTRATE AMERICANA E LA GUARDIA DI FINANZA INIZIO’ A CONTROLALRE LA MERCE CHE ERA IN FRONTIERA PROVENIENTE DALLA CINA , LE VERNICI ERANO TOSSICHE , I MOBILI NON SICURI, LA MERCE VENNE BLOCCATA IN DOGANA PER UN ANNO E MEZZO, GLI IMPORTATORI AMERICANI FALLIRONO E L’INDUSTRIA AMERICANA DEL MOBILE FU SALVA .
DUE SETTIMANE FA CIRCA UN MINISTRO CINESE E’VENUTO IN ITALIA. IL MINISTRO ITALIANO PENSAVA DI VENDERGLI I TITOLI DI STATO. “NO, GRAZIE, PREFERIAMO INVESTIRE NELL’ECONOMIA REALE” . L’INFORMAZIONE NON CORRE LIBERA IN ITALIA, LE MAGGIORI TESTATE NAZIONALI SONO IN MANO AI GRUPPI INDUSTRIALI CHE GOVERNANO I PARTITI , NESSUNO NE HA PARLATO . SAPETE COSA HA COMPRATO IL MINISTRO CINESE? MEMORE SENZ’ALTRO DELL’ESPERIENZA STATUNITENSE HA COMPRATO IL PORTO DI TARANTO, META’ DELLA GESTIONE DEL PORTO DI GENOVA E’ IN MANO LORO, LA GESTIONE DEL PORTO DI NAPOLI E’ TUTTA IN MANO AI CINESI, QUESTO PER ASSICURARSI IL LIBERO ACCESSO DELLE MERCI. I PORTI I ITALIANI SONO IN MANO AI CINESI? IL GOVERNO DEVE INTERVENIRE : DOGANA NON SI FA PIU’ AL PORTO MA A 3 KM . LA MERCE NON E’ CONFORME AGLI STANDAR QUALITATIVI UE? MINACCIA L’INDUSTRIA NAZIONALE? DEVE ESSERE BLOCCATA IN DOGANA, PER FAR PASSARE A CHIUNQUE LA VOGLIA D’IMPORTARLA. MISURE DRASTICHE NON PAROLONE DA ECONOMIA GENERALE, PERCHE’ IL PROBLEMA E’ GRAVE E ADESSO.
L’INFORMAZIONE NON CORRE LIBERA. NESSUN GIORNALE DICE CHE LA CRISI ITALIANA ED EUROPEA E’ UNA CRISI STRUTTURALE , E’ UNA CRISI DELL’INDUSTRIA PERCHE LA PRODUZIONE MONDIALE SI E’ SPOSTATA ORMAI IN ASIA . TUTTI SCRIVONO CHE E’ BOLLA SPECULATIVA. GLI INVESTITORI DI BORSA SI COMPORTANO COME LA VECCHIETTA DI PARMA A CUI GLI VENNERO OFFERTI I TITOLI PARMALAT. “ PERCHE’ DEVO COMPRARLI CHE E’ FORTEMENTE INDEBITATA DICONO A PARMA”, RISPONDEVA LA VECCHIETTA E COSI’ TANTI ALTRI CHE INIZIARONO A VENDERLI. PERCHE’ DOVREBBERO GLI INVESTITORI INTERNAZIONALI ED ITALIANI COMPRARE I I TITOLI DELLO STATO ITALIANO CHE ABBIAMO UNO DEI DEBITI PUBBLICI PIU’ ALTI AL MONDO RISPETTO AL PIL E C’E’ POCA PRODUZIONE ITALIA.
ZONE FRANCHE DI PRODUZIONE E LAVORO. GLI ITALIANI SANNO FARE CINQUE COSE:
PRODURRE ABBIGLIAMENTO/ SCARPE, PRODURRE AUTO, ENOGASTRONOMIA, MOBILI DI DESIGN E TURISMO. LE PRIME DUE SONO INDUSTRIE DI MASSA , IMPIEGHEREBBERO MILIONI DI ADDETTI, LE ALTRE SONO DI NICCHIA, POCHE MIGLIADI ADDETTI. ANCHE LA PRODUZIONE DELLE AUTO STA MIGRANDO E MIGRERA’ ANCH’ESSA ALL’ESTERO A SENTIRE MARCHIONNE. LE ALTRE SONO PRODUZIONI DI NICCHIA OCCUPANO POCHI ADDETTI RISPETTO AL FABBISOGNO DI LAVORO NAZIONALE.
LA PRODUZIONE DELL’ABBIGLIAMENTO E’ PERSA. ERA LA SECONDA INDUSTRIA NAZIONALE, SECONDA SOLO A QUELLA DELL’AUTO. 15 ANNI FA LO ERA, NON TANTO IN LA’ QUINDI, ERAVAMO TRA I MAGGIORI PRODUTTORI MONDIALI D’ABBIGLIAMENTO E SCARPE.
7 MILIONDI DI ADDETTI IN ITALIA PARLAVANO LE CIFRE. OGGI GLI ADDETTI SI SONO RIDOTTI A QUALCHE MIGLIAIO PER LO PIU’ STILISTI ED ADDETTI AI CAMPIONARI. LA PRODUZIONE CHE PRIMA AVVENIVA IN ITALIA, AVVIENE ORMAI TOTALMENTE E PREVALENTEMENTE IN CINA E INDIA E POI A RUOTA IN INDONESIA , INDIA PAKISTAN.
DOBBIAMO, IL GOVERNO,LO STATO SI DEVE IMPEGNARE A FAR RITORNARE IN ITALIA I PRODUTTORI ITALIANI DELL’ABBIGLIAMENTO CHE SONO ANDATI A PRODURRE ALL’ESTERO.
C’E’ UN UNICO SISTEMA . HO SENTITO QUALCHE GIORNO FA UN MINISTRO ITALIANO DELL’ECONOMIA PARLARE DI QUALI MISURE PER LO SVILUPPO ECONOMICO . HA PARLATO 15 MINUTI E NON HA DETTO NIENTE: SONO ANDATO SUL SITO DEL MINISTERO A GUARDARMI IL SUO CURRICULUM VITAE. DIPLOMA DI MATURITA’ CLASSICA ., NEMMENO LAURAEATO. MI ASPETTAVO DI TROVARE IN UN SETTORE CHIAVE UN MINISTRO CON MINIMO UNA LAUREA IN INGEGNERIA PIU’ UNA LAUREA IN ECONOMIA E COMMERCIO, PIU’ 4-5 MASTER NEGLI STATI UNITI , PIU’ 15 ANNI D’ESPERIENZA IN UNA IMPRESA PRIVATA , PIU’ 15 ANNI DI ESPERIENZA IN UNA IMPRESA PUBBLICA, NON MATURITA’ CLASSICA ,AL MINISTERO DELL’ECONOMIA UNO CON L A MATURITA’ CLASSICA E BASTA.
SE HA LA MATURITA’ CLASSICA METTETELO AI BENI CULTURALI, NON IN UN MINISTERO DELL’ECONOMIA.
PER QUESTO MOTIVO HA PARLATO PER 15 MINUTI SENZA DIRE NIENTE.
UNA COSA SI’ L’HA DETTA :HA PARLATO DEI SOLITI SOLDI A PIOGGIA CHE SAPPIAMO TUTTI SERVONO SOLO AD INGRASSARE IL SISTEMA E AD ATTIRARE PESUDO IMPRENDITORI PER L’OCCASIONE. L’IMPRENDITORE CON LE PALLE NON HA BISOGNO DI CONTRIBUTI, HA PERO’ BISOGNO DI SITUAZIONI DI COMPETIVITA’ . TRE AREE AL NORD , TRE AL CENTRO, TRE AL SUD ZONE FRANCHE DI PRODUZIONE E LAVORO DOVE OGNI PARTE COINVOLTA RINUNCIA A QUALCOSA. LO STATO RINUNCIA AL SUO GUADAGNO, AREE ESENTASSE , CON RINVESTIMENTO DEGLI UTILI OBBLIGATORIO NELLO STESSO SETTORE PER ALMENO 5-10 ANNI COSI’ L’IPRENDITORE E’ COSTRETTO AD INVESTIRE IN SVILUPPO , INNOVAZIONE E RICERCA. LIBERTA DI LICENZIARE IN CASO DI ASSENTEISMO . IL CINESE CHE IN CINA DORME DI FIANCO ALLA MACCHINA DA LAVORO QUANDO INVECE E’ IL SUO TURNO DI LAVORARE, VIENE PRESO A CALCI. SE STA A CASA QUALCHE GIORNO SENZA MOTIVO E NON VA A LAVORARE , LO VANNO A PRENDERE A CASA E LO FRUSTANO PUBBLICAMENTE . L’ITALIANO DEVE ALMENO POTER LICENZIRE IN CASO DI ASSENTEISMO ACCERTATO.
QUELLO CHE PESA OGGI SULL’ECONOMIA DELL’IMPRESA , DEL DIPENDENTE, DELL’IMPIEGATO D’UFFICIO NON SONO SOLTANTO LE TASSE PALESI, IRPEF, IRPEG ETC.. MA QUELLE OCCULTE. SCENDO, PRENDO LA MACCHINA , L’ACCENDO E GIA’ PAGO TASSE: IL 50% DEL COSTO DEL CARBURANTE COME TASSA ALLO STATO. ARRIVO IN UFFICIO ACCENDO LA LUCE E GIA’ PAGO IL 50% DEL COSTO DELLA LUCE DI TASSE DELLO STATO. QUESTE SONO LE TASSE OCCULTE CHE PESANO SULL’ECONOMIA DI TUTTI. EBBENE IN QUESTE ZONE FRANCHE DI PRODUZIONE E LAVORO LO STATO DEVE RINUNCIARE AL SUO GUADAGNO : IL CARBURANTE E L’ENERGIA DEVONO COSTARE LA META, ZERO TASSE SUGLI UTILI, REINVESTIMENTO OBBLIGATORIO DELL’UTILE PER 5 -10 ANNI PER FAR CRESCERE LA FABBRICA ANNO DOPOA ANNO, CONTRIBUTI PREVIDENZIALI AL MINIMO. SOLO COS’ SI PUO’ PENSARE DI RIDARE LAVORO A 6,5 MILIONI DI PERSONE NELL’ABBIGLIAMENTO CHE ORA INVECE E’ PRODOTTO TOTALMENTE ALL’ESTERO. PER 5 ANNI ALMENO PER DARE RIPETO SUBITO LAVORO A 6,5 MILIONI DI PERSONE . PER DARE UNA SITUAZIONE DI LEGALITA’ E UMANITA’ ANCHE A TUTTI QUEI CINESI CHE LAVORANO IN SUB- APPALTO IN ITALIA IN CONDIZIONI BESTIALI. ZONE FRANCHE DOVE ANCHE GLI IMPRENDITORI CINESI IN ITALIA POTREBBERO LAVORARE IN CONDIZIONI NON DI CONCORRENZA SLEALE CONTRO QUELLE POCHISSIME IMPRESE ITALIANE CHE HANNO ANCORA LA PRODUZIONE DI ABBIGLIAMNENTO IN ITALIA
LO STATO AVREBBE COMUNQUE UN ENORME GUADAGNO IN TERMINI SOCIALI CON MINORI DISORDINI E MALESSERE SOCIALE , AZZERAMENTO DELLA CASSA INTEGRAZIONE E DEI SUSSIDI ALLA DISOCCUPAZIONE E 6,5 MILIONI DI OCCUPATI IN PIU’ DA UN GIORNO CON L’ALTRO.
QUESTE MISURE MI SAREI ASPETTATO DA UN MINISTRO DELL’ECONOMIA , NON COME LA SIG.RA MARCEGAGLIA CHE HA FATTO IL MANIFESTO E INVOCATO LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE QUASI PER NASCONDERE IL PROBLEMA 100 MILA VOLTE SUPERIORE DELL’ELUSIONE FISCALE PERPETRATA DA TUTTI I SUOI ASSOCIATI IN CONFINDUSTRIA CHE SONO ANDATI A PRODURRE ALL’ESTERO. COSA SERVE BECCARE 10.000 ELETTRICISTI CHE EVADONO 10.000 EURO ALL’ANNO SPESSO PER SOPRAVVIVERE, CON QUALE IMPIEGO UOMINI E MEZZI DELLO STATO PER BECCARLI, QUANDO ABBIAMO VISTO BASTEREBBE PRENDERNE UNO DI QUEGLI INDUSTRIALI PER TOTALIZZARE SUBITO, CON POCO SFORZO DI UOMINI E MEZZI, UNA CIFRA 3 VOLTE MAGGIORE?
VI RACCONTO UNA STORIA. 15 ANNI FA ERO AD HON KONG. ASSISTETTI AD UN CONVEGNO ORGANIZZATO DALL’ISTITUTO DI COMMERCIO ESTERO ITALIANO A CUI ERANO STATI INVITATI TUTTI GLI IMPRENDITORI ITALIANI CHE PRODUCEVANO IN CINA . RELATORE ERA UN POLITICO DI OGGI, ALLORA PM DI MANI PULITE . ENTR0’ IN AULA ACCOLTO DAGLI APPLAUSI DI TUTTI I PRESENTI. LUI GELO’ TUTTI DICENDO :” NON SONO QUI PER PRENDERE GLI APPLAUSI PER QUELLO CHE STA SUCCEDENDO IN ITALIA, MA PER SPIEGARE (E PRESE UNA LAVAGNETTA) COME FATE AD ELUDERE IL FISCO ITALIANO COL MECCANISMO DELLA SOVRAFATTURAZIONE”. LA PLATEA SI AMMUTOLI’ E LUI SPIEG0’ COME ERA SEMPLICE ED ACCESSIBILE A CHIUNQUE ELUDERE IL FISCO ITALIANO CON FINANZIARIE CON SEDE AD HONG KONG CHE SOVRAFATTURAVANO IL PRODOTTO ALLA SEDE ITALIANA IN MODO CHE QUESTA REALIZZASSE IN ITALIA UN GUADAGNO RIDICOLO (SE LA PRODUZIONE IN CINA DEL TAL PRODOTTO COSTAVA 10 DOLLARI E SI SAPEVA CHE IN ITALIA SAREBBE STATO VENDUTO AD UN PREZZO EQUIVALENTE AI 100 DOLLARI, LA FILIALE CON SEDE AD HONG KONG ACQUISTAVA IL PRODOTTO DALLA FABBRICA CINESE E LO RIVENDEVA ALLA SEDE ITALIANA A 99 DOLLARI IN MODO CHE LA SEDE ITALIANA REALIZZASSE SOLO L’EQUIVALENTE DI UN DOLLARO DI UTILE IN ITALIA, POI UN’ALTRA FINAZIARIA CON SEDE AD HONG KONG PRESTAVA I SOLDI ALLA SOCIETA’ ITALIANA IN MODO CHE LA SOCIETA’ ITALIANA SCARICASSE GLI INTERESSI PASSIVI E NON PAGASSE LE TASSE NEMMENO SU QUELL’EURO DI UTILE= ELUSIONE TOTALE DEL FISCO) .
DA ALLORA SONO PASSATI 15 ANNI E NESSUNO HA FATTO NIENTE . QUEL POLITICO AVRA’ INCONTRATO SULLA SUA STRADA QUALCHE INDUSTRIALE CHE GLI AVRA’ DETTO “ QUESTA LEGGE NON SA DA FA”. ORA QUESTA PRATICA SCELLERATA DI PRODUZIONE ALL’ESTERO CON ELUSIONE FISCALE ABBINATA CI E’ TORNATA INDIETRO COME UN BOOMERANG CHE CI STA TAGLIANDO LA TESTA . INTROITI FISCALI ZERO E QUINDI DEBITO PUBBLICO ALLE STELLE, PIL INDUSTRIALE AZZERATO A DANNO DI QUELLA CHE ERA LA SECONDA INDUSTRIA ITALIANA, E’ ORA DI DIRE BASTA, PER QUESTO HO DECISO DI INCATENARMI DAVANTI A MONTECITORIO PERCHE VEDO TANTA IPOCRISIA, TANTO TENTATIVO DI CONFONDERE LA GENTE CON DISCORSI POLITICI VOLUTAMENTE FUMOSI E SCOLASTICI, CON GRANDI PAROLONI DA ECONOMIA GENERALE E POCA VOGLIA DI VOLER AFFRONTARE IL NOCCIOLO DEL PROBLEMA CON DETERMINAZIONE E DECISIONE, MISURE PRATICHE SENZA PIU’ GIRI DI PAROLE, PAROLE NUTILI PERCHE’ NON CI RIMANE TEMPO.
PORGO
DISTINTI SALUTI
GRAZIE
DOTT. ALESSANDRO GOVONI
VIA CASTELLETTI 2
SAN GIOVANNI IN CROCE (CR)
COD. FISC GVN LSN 65D27D869F
340-4165494
(lLaureato in Economia&Commercio, indirizzo Giuridico tesi in marketing “La delocalizzazione produttiva delle imprese italiane all’estero”, pluriennale esperienza di produzione all’estero , responsabile sviluppo catena di negozi in Italia ed all’estero , responsabile commerciale media superficie . Settore abbigliamento)
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Scritto il 9-11-2011 alle ore 20:45
Caro Govoni, ho letto con attenzione il tuo, scusami per il termine, pistolotto.
Tra le tante ripetizioni c’e n’è una per me degna di nota.
L’aver trasferito le produzioni di tanti beni di consumo nei paesi asiatici a basso costo di mano d’opera è senz’altro una concausa dei nostri mali.
E’ evidente che l’operazione solo in pochi casi è stata utile per il consumatore (riduzione di prezzo) mentre è stata sempre utile per il produttore che ha visto aumentare i suoi guadagni con evidente non tassazione di questi in Italia (quella che tu definisci elusione).
Possiamo rimediare? non sarà facile perchè ormai la Cina ci (Europa e America) ha in mano.
Forse possiamo pensare ai dazi ma su questa strada solo l’Europa può intervenire. Quell’Europa che abbiamo contribuito a creare e che ci ha fatto tanto sperare ma che oggi tradisce tutte le nostre aspettative.
Se questo ha un senso dobbiamo mettere in piedi un’azione politica tendente al rafforzamento politico dell’ Europa facendo capire ai suoi componenti che nel grande patrimonio di persone che la costituisce esiste la risposta a tutti i nostri problemi: mano d’opera ora a basso costo ma che potrà crescere diventando consumatrice, ammpio mercato per la distribuzione di prodotti.
Teniamo poi conto che l’Europa confina con la Russia che amplia ancora di più le prospettive di crescita.
Quindi giusto, meno Cina e più Europa!
Scritto il 9-11-2011 alle ore 22:18
Govoni, non è elusione ….casomai è evasione..se fanno vedere che la loro controllata estera (cinese) di Hong Kong vende a prezzo alto accentrando i margini di utile, perchè gonfia i prezzi alla controllante italiana quest’ultima viene fatta nera col transfer pricing…quindi bisogna che il prezzo sia gonfiato prima di arrivare nel perimetro di gruppo. Per farlo bisogna essere in combutta con un finto fornitore indipendente, un interposto, un prestanome, un pincopallino che poi ristorna parte della differenza in nero in qualche conto delle isole vergini. Però per farlo ci vuole stomaco, e non credo che le nostre aziende familiari maggiori lo facciano. Sono state costrette a delocalizzare, perchè se non lo fai chiudi. Per il resto condivido una buona parte di quello che scrive…
Scritto il 10-11-2011 alle ore 19:35
Egregio Prof. Lupi, Egregio Sig . Paolo, spero che Monti o chi per Lui non si comporti da buon europeista pieno di spirito di solidarietà e fratellanza come fece Prodi che invece che difendere l’industria italiana portò 150 industriali italiani in Cina per produrre la’ . Di fronte alle lamentele sporte dagli industriali italiani rimasti a produrre in Italia alzo’, ricordate , il dazio sull’imortazione dalla Cina dal 10% ad un ridicolo, da presa in giro, 14%. Lo dico perchè ora perchè ora è davvero GAME OVER: GIOCO FINITO. LO STATO, IL GOVERNO , QUESTO O IL PROSSIMO, SI DEVONO OBBLIGARE A DIFENDERE L’INDUSTRIA NAZIONALE , ANCHE CON DAZI AL 150 % VERSO TUTTI QUEI PAESI NON DOTATI DI UN SISTEMA DEMOCRATICO CHE FA CRESCERE GLI STIPENDI DEGLI OPERAI DELL’INDUSTRIA, DAZI FINTANTO CHE IL DIFFERNZIALE DI STIPENDI TRA I NOSTRI ED I LORO OPERAI NON SARA’ AZZERATO . Da un buon europeista come Monti mi aspetto solo ed unicamente questo.
Cordialmente
Scritto il 11-11-2011 alle ore 14:37
Ecco Govoni per questo (tuo ultimo intervento) mi sa che sia ancora dura la battaglia e non sono nemmeno sicuro che sia la strada giusta.
In verità io credo che la cosa doveva essere fatta e imposta con regole certe, allora; siccome non è stata fatto credo che introdurre oggi “barriere protezionistiche” sia anacronistico e tardivo (forse in questo non aveva tutti i torti il “socialista” Tremonti, ma allora gli pseudo intellettuali erano invaghiti del “cattocomunista” Prodi).
Se mi posso permettere mi pare che la tua preoccupazione (e da qui i tuoi suggerimenti pratici) sono per lo più incentrati a “tutela” di uno specifico settore (ma non solo, intendimi). Nel merito io ritengo che per il settore “abbigliamento” per il quale il “ragionameto Prodi: solo l’eccellenza e pertanto solo il servizio e per il resto delocalizzazione”, è più visibile e di maggiore impatto. Nei fatti Italiani però il settore non è però crollato come per altri settori apparentemente di minore impatto e la cosa a me dice molto circa la miopia del “Prodi pensiero” forse valido per alcuni in europa ma meno per l’Italia. I fatti a me dicono che nel medio termine ci sarà maggiore aggressività in settori come la meccanica o oltri di minore intensità di lavoro rispetto al capitale (da qui magari maggiore attenzione per Germania e Francia) e viceversa riequilibrio modiale degli altri settori più manifatturieri (da qui recupero di Italia oggi fortemente penalizzata) , perchè nel breve perido si può certo mettere tutto su diu una nave a Calcutta e parire per poi approdare e scaricare il prodotto finito ad Amsterdam ecc…ecc… ma nel medio periodo non lo ritengo un sistema produttivo sostenibile. Tolto questo modo di produzione la nostra manifattura è sicuramente e di gran lunga la migliore esistente. Per come la vedo io l’importante per ora è non farla morire e per questo non servono “degli illuminati” ma solo magari una “tregua” e anche magari viceversa maggiore lotta alle forme di abuso sul territorio…! Mi sono infatti sempre chiesto come può essere che possa esistere in un distretto industriale Italiano, nella sua zona industriale, quasi solo insediamenti produttivi con insegne e idiomi stranieri, come fosse “zona franca” in territorio a sovranità Italiana. E da qui concordo con la tua sopra (in america per i mobili non hanno girano a vuoto ma si sono piazzati in dogana e fermato ecc… – ecco magari andare a vedere perchè questo non accade in Italia potrebbe essere utile e qui ritorno sui “controlli efficaci” e “controllori qualificati” soprattutto vs nuovi adempimenti ex post e ad anni di distanza).
Tornando al fiscale puro (io però non ci vedo poi tanta differenza tra quanto sopra e la domanda del proff. : “come si fa ad individuare la ricchezza”) i sistemi produttivi delocalizzati di fatto in termini di costo della manodopera ma solo di facciata e mascherati per il profitto (evasione) mi pare che non siano poi così tanto difficili da attuare sa Proff.! Mi riferisco alla sua sopra quando richiama la Black List e la struttura familiare della impresa Italiana ecc….! Anche perchè nel “perimetro” che lei indica il costo è già a livello…, magari è solo che la società manifatturiera delocalizzata ha la possibilità di: a) avere flat tax; b) dedursi tutti i costi documentati e certi nei pagamenti (magari di auto costose e altro oltre ad aerei oppure consulenze es. svizzere !?); c) assenza di normativa che pone in dubbio l’ efficacia dell’azione imprenditoriale e non la va a sindacare (non si fa filosofia insomma) ma solo a controllare che se da fattura c’è 100 la società ha pagato 16 e stop; d)che i mezzi aziendali come auto e i macchinari se intestati alla società sono strumentali e stop!
Le pare che da noi sia così !? a me no sa Proff…! Quante società hanno ad esempio utile fiscale 1000 su cui pagare 999 e civile 1 !??? Moltissime… e così facendo si perde anche di vista l’obbiettività oltre che la decenza e si cade in una sorta di “anarchia” e da li il “fisco fai da te” ….! Tra i due sistemi che ho indicato ci sarà pure una mediana no …..!
Beh sono convinto che trovata quella gran parte del “problema” viene a meno….!
Chissa forse il Monti della situazione ci aiuta a recuperare quello che si è perso per strada: il BUON SENSO.
Scritto il 11-11-2011 alle ore 15:00
caro dvd, non voglio certo entrare per nessuna ragione nelle disquisizioni di economia internazionale di cui ai post precedenti (dazi si, no etc.). Ma voglio tornare alla domanda come si fa a misurare la ricchezza (in questo caso dell’impresa? A me non pare che i sistemi esotici da te evidenziati (mi riferisco alle lettere b, c, d del post) siano poi così tanto invidiabili e soddisfacenti. Il principio fondamentale è che dai ricavi si deducono i costi che sono sostenuti per produrli (infatti la “ricchezza” = ricavi – costi). Se uno sostiene spese per auto di lusso che non c’entrano con l’attività, consulenze svizzere come le chiami con l’unico scopo di varcare la dogana con i contanti, perchè mai dovrebbe dedurle?
Scritto il 11-11-2011 alle ore 18:52
Che personaggio….il nostro “dvd”….
Scritto il 11-11-2011 alle ore 19:31
Marco forse il tutto è solo il frutto di una mia difficoltà espressiva. Ritengo comunque che da una attenta lettura di quanto sopra non indico come strada maestra quella dei sistemi fiscali di cui lettere a), b) , almeno non la caldeggio e non la reputo neppure vincente ecc…! Mi limito solo a prendere atto che esistono e che a mio parere non è così difficile che il trasferimento prezzo sia così difficoltoso come in un intervento precedente del Proff….! In sostanza dico che se un imprenditore si alza al mattino con tale idea (preservazione del profitto,delocalizzandolo e “schermandolo” e riduzione del rischio impresa in Italia, delocalizzando la manodopera) lo può fare eccome se la può fare…! Detto questo e preso atto di questo mi chiedo se è il caso di continuare a casa nostra a fare come si stà facendo ossia redditometro, spesometro, riccometro, elencometro ecc….! Tutto qui poi eh nulla di più !! Un pò come dire che l’acqua scenda a valle e non viceversa !!
Per Karl: se tu pensi che l’individuo deve obbligatoriamente uniformarsi alla richiesta che proviene dal “potere” e/o dalla “autorità” che però non condivide per nulla perchè ritenuta folle ed irrazionale per senso del dovere, per me sbagli di grosso. La legalità per me per essere rispettata deve essere condivisa e soprattutto giusta, non imposta.
Non interpretare questo mio pensiero come invito alla disobbedienza ma semmai come monito per chi ha “potere” di essere più “saggio”..!
Scritto il 12-11-2011 alle ore 13:38
Il dialogo mette in luce molte “verità” che però trascendono dall’imput del blog che riguarda la determinazione del redddito che non passa attraverso le imprese.
Karl sembra avere in mano la soluzione perchè attraverso le indagini finanziarie riesce a scovare il reddito sottrato alla tassazione concentrandosi però sulle società già note al fisco rispetto alle quali si dovrebbe ipotizzare che metteranno in atto sistemi per sfuggire a tale sistema di indagine spinte dal concetto già evidenziato di scarsa condivisione con il livello di imposizione cui sono assoggettate.
E’ quindi da valutare quanto sostenuto dal Prof. su un maggiore impegno degli Uffici Finanziari nel valutare de visu la capacità contributiva dei contribuenti.
Ho anche letto di attività specifiche svolte da unità locali della G di F sul territorio tendenti ad individuare le attività esistenti e confrontandole con le dichiarazioni presentate con esiti molto positivi.
Quanto all’obiezione dell’insuffficienza di personale credo si potrebbe operare nel senso di dirottare in questo ambito i dipendenti statali diciamo così sottoutilizzati.
Scritto il 12-11-2011 alle ore 14:13
Paolo: d’accordo sostanzialmente su tutto, tranne sui dipendenti statali sottoutilizzati. Negli ultimi anni stiamo cercando di incrementare la “qualità” dei dipendenti e conseguentemente del lavoro delle Agenzie fiscali e infarcirle di gente che non sa che fare mi sembra in netta controtendenza.
Scritto il 12-11-2011 alle ore 15:21
Perdonate la crudeltà….ma nelle agenzie fiscali ed in particolar modo alle entrate c’è bisogno di personale altamente qualificato…gli esuberi delle altre amministrazioni vadano altrove….
Scritto il 12-11-2011 alle ore 17:13
A Marco e Karl: il personale altamente specializzato delle Agenzie delle Entrate esiste, quando esiste solo a livello dirigenziale.
Io sto pensando ad un tipo di attività che sia di controllo della documentazione contabile che richieda una preparazione ottenibile da corsi della durata di non più di quattro mesi ovviamente nei confronti di persone di un certo livello di preparazione che non dovrebbe essere difficile reperire nell’ambito degli uffici pubbblici.
Mi rifaccio alla attività di controllo, oggi di fatto estremamente ridotta, che vedeva gli uffici delle imposte, al fine di verificare le dichiarazioni, richiedere ai contribuenti il dettaglio di alcune voci di bilancio. Ho avuto modo di constatare che tali richieste creavano nei contribuenti la sensazione di essere controllati e di conseguenza capire che certi comportamenti erano a rischio. Certo che se oggi il controllo avviene su neanche l’1% delle dichiarazioni è evidente che non c’è storia.
Scritto il 12-11-2011 alle ore 18:54
Con tutto il rispetto, chiedere documenti qua e là può dare la sensazione (e sottolineo sensazione) del controllo che può anche essere utile, ma leggere commenti come il tuo sopra può dare la sensazione che tu non sappia di cosa stai parlando.
Non servono diecimila controlli (con annesse perdite di tempo per i contribuenti, perchè la documentazione anche agli uffici imposte dirette non ci andava da sola) di cui 9.900 con esito negativo.
L’efficacia dissuasiva dei controlli non dipende in sè dal loro numero, quando dalla “facilità” con cui è possibile intercettare comportamenti illeciti.
Non ti chiedi Paolo perchè i controlli sui redditi di lavoro dipendente sono così dissuasivi e l’evasione relativamente bassa? Semplice perchè se sbaglio ad inserire i dati del mio Cud nella dichiarazione (o ne dimentico uno, se ho più Cud) l’amministrazione può facilmente fare l’incrocio con il 770 dell’azienda e molto probabilmente mi controllerà e con esito positivo.
Non così per il lavoratore totalmente in nero: nei suoi confronti i suoi controlli sono meno pericolosi perchè totalmente sconosciuti al fisco. Ecco allora che in tali casi può essere utile individuare elementi del tenore di vita incompatibili con l’assenza di reddito ecc…
E per fare questo occorre migliorare gli strumenti che consentono agli uffici di individuare i comportamenti evasivi. In sè non tanto aumentare il numero di controlli, quanto aumentare il numero di quelli con esito positivo.
Davvero vorresti affidare tutto ciò a gente che ha fatto corsi di al massimo 4 mesi?
Scritto il 12-11-2011 alle ore 18:55
Non capisco poi che cosa intendi per “personale altamente specializzato”, nè su quali elementi dici che esiste solo a livello dirigenziale.
Scritto il 14-11-2011 alle ore 11:35
Beh, l’altamente specializzato l’ha tirato fuori Karl. Per la mia lunga, purtroppo, frequentazione delle Agenzie posso dire che in passato c’era del personale con grande esperienza (ma con una legislazione meno schizzofrenica di quella attuale) in grado di supportare l’attività dei subordinati. (però le verifiche erano molto poche). Oggi è tutto molto complesso, altamente burocratizzato e legato alla convinzione che tutto possa derivare dall’incrocio di dati.
Per carità non ho nulla da eccepire se non che continuiamo a parlare di evasione e quindi, forse, quello che è stato messo in campo non basta. Mi chiedo da tanto tempo perchè, e ritorno alla mia proposta, non riusciamo ad evitare che tanti autonomi possano non emettere fattura. Forse un controllo più pressante, non occorrono particolari competenze, sulle frequentazioni degli studi di medici e professionisti in generale, sulla documentazione esistente in un particolare momento, potrebbe scoraggiare un’evasione senz’altro molto consistente.
Anche intervistare gli utilizzatori dei servizi potrebbe dimostrare che lo Stato c’è.
Questo è un lato della medaglia ma poi non dimentichiamoci che tutto ciò si tradurrà in un aumento di costi nei confronti del fruitore del servizio e di conseguenza dovremo intervenire anche dal lato del prelievo oggi troppo elevato.
Scritto il 14-11-2011 alle ore 20:53
certo che monti, forse, sanerà le finanze italiane; sarà sufficiente qualche punto di tassa in più qualche detrazione in meno e qualche patrimoniale più o meno pesante e tutto sarà a posto…. sarà!!!!!
intanto la situazione va vista facendo i conti della serva:
- la spesa dello stato aumenta in modo relativo ed in base all’istat o poco più, l’incidenza più pesante, in questo periodo di crisi, sono anche gli ammortizzatori sociali, che qualcuno li deve pur pagare ovvero…..;
- il deficit aumenta perchè globalmente le entrate diminuiscono,per via della crisi, nonostante il recupero da evasione, che è sempre poco rispetto agli oneri che fanno capo allo stato.
la crisi è legata certamente alla delocalizzazione e la nostra ex produzione è ora fatta da altri a minor costo. l’italia non è più competitiva, si produce in cina e in vietnam, poco importa se sono paesi comunisti quello che conta è che magari comprino un po’ del nostro debito e domani magari ci svegliamo pure cinesi…..
Scritto il 15-11-2011 alle ore 15:04
c’è tuttora, Paolo.38, personale con grande esperienza e capacità nelle Agenzie Entrate_ Personale ke oggi fatica, a mio avviso, sia a tenere il passo con la (pur sonno.lenta…) informatizzazione della p.a., ke a subire l’ingiuria e gli sberleffi dell’ex (fort.nte!) Ministro Tre.Monti, il quale tutto è sembrato voler risolvere con la (oscena;)) “concentrazione dell’accertamento nella riscossione”; una maniera poco elegante di sottrarre alle Agenzie poteri ke da sempre ne contraddistinguono la vera e più importante ‘mission’
ps x Karl&c. rimane pursempre la scelta -in molti casi praticabile- degli accertamenti x adesione (anche se, in gergo militar.esco, è un pò come barattare la fureria con la 1a linea..)
Scritto il 15-11-2011 alle ore 19:10
abbiamo l’onesta di dire come stanno le cose:
la informatizzazione pubblica in parte sta funzionando, anche se non siamo ancora al top.
quando il governo berlusca ha “imposto” il sistema dei controlli incrociati, la comunicazione prevalentemente per via informatica per velocizzare e snellire vi è stato un vero e proprio BOICOTTAGGIO dei dipendenti sindacalizzati perchè vedevano diminuire il loro potere, tipo lo sciopero bianco degli sportelli che dalle 12,30 si rifiutavano di ricevere il pubblico anche se in fila da 3/4 ore…. e loro erano pagati fino alle 14,00!!!!!
questa è la vergogna, questo è i vero schifo del potere sindacale che se ne frega del cittadino ma poi, certo, la colpa è solo del berlusca!!!!
questo fa la pari con la privatizzazione delle società pubbliche che sinistra e sindacati strombazzano essere necessaria, salvo poi fare di tutte le erbe un fascio e all’ultimo referendum con la scusa dell’acqua pubblica che non doveva diventare privata votare contro TUTTE le privatizzazioni. per cui tutto quello che si è fatto nella nuova direzione non è servito a nulla.
questa è solo pura e semplice demagogia e di questo passo l’italia è destinata a fallire ma bisogna avere il coraggio di fare nome e cognome dei responsabili. e berlusconi c’entra poco visto che non ha potuto far poco o niente perchè ha sempre avuto contro i sindacati, gli industriali, i commercianti, gli artigiani, i professionisti, dipendenti pubblici e privati, pensionati e non ultimi tanti politici; tutti come vere e proprie caste si sono sempre eretti ad INTOCCABILI!!! a meno che monti non attui un vero e proprio golpe, d’accordo con napolitano la cui scuola storica è sempre stata usa a questa politica, per attuare quello che altri non hanno potuto fare…. ma a questo punto i numeri dove sono? il golpe perfetto risolverebbe certamente il problema.
Scritto il 16-11-2011 alle ore 10:35
Vede Proff., quando nei precedenti post a commento delle sue osservazioni sottolineo come non è possibile per me parlare di “ingegneria fiscale” o di “scienza fiscale” finalizzata alla “ricerca della ricchezza per il fine della sua tassazione”, senza prima avere “tagliato” la selva di spese e sprechi pubblici che si annidano ovunque e ad ogni livello lavorativo in modo del tutto trasversale, forse non ho tutti i torti a giudicare dai commenti precedenti, perchè poi a conti fatti si ritona sempre alla “parrocchia” e “all’orticello” di casa e si perde di vista il “disegno e il progetto riformatore”.
Per “rraudino”: nel settore privato non esiste la possibilità circa una presunta difficoltà dell’informatizzazione (es. adempimenti a carico dei commercialisti che dovrebbero per essere a carico dello stato e viceversa pagati dai contribuenti) perchè o si è capaci di sopperire alle difficoltà o si esce dal mercato. Il personale “incapace” diviene “capacissimo” nel privato o “sostituito”…! Dare sempre colpe al Tremonti di turno o al Berlusconi di turno non funziona più mi sa, cambiamo il disco che si è rotto …! Questa catena di inefficienze “ingiustificate” e “intollerabili” è per me la causa del male e pesa tanto al privato (uno dei tanti semplici esempi te lo ho fatto sopra) come al pubblico (sul personale preparato e capace che magari si vede sempre assillato dall’inetto suo superiore senza possibiltà di replica efficace che non sia il trasferimento).
Scritto il 17-11-2011 alle ore 18:18
Professor lupi,
ho letto i suoi scritti sul tema e finalmente ho compreso quello che vuole dire con i suoi post su questo tema.
Speriamo che qualcuno le dia ascolto, anzi mi sembra un peccato che non abbia ottenuto un incarico nel nuovo governo…(o forse si?)
Saluti e buon lavoro
Scritto il 17-11-2011 alle ore 20:59
Non sono un tributarista; sono un semplice “artigiano” del processo civile (per la mia Professione ritengo opportuno non farmi identificare, ma mi conosce bene il Prof. Alberto Marcheselli: a Lei noto).
Mi perdoni perciò, Chiarissimo Prof. Lupi, se non ho capito nè il senso nè la sostanza di questo Suo scritto.
ma è solo colpa mia…………
Scritto il 18-11-2011 alle ore 19:37
IL PIU GRANDE FURTO DELLA STORIA DELL’UOMO. QUELLO PERPETRATO DALLA CLASSE POLITICA NEGLI ULTIMI 20 ANNI ALLE CASSE DELL’ INPS, LETTERALMENTE SVUOTATE CON BABY PENSIONI, FALSI INVALIDI E PENSIONI D’ORO, A DANNO DEI DIPENDENTI . CERCANO ORA DI IMBAMBOLARE CON L’ASPETTATIVA DI VITA , SI VIVRA’ MEDIAMENTE FINO A 80 ANNI , MA L’UNICO DATO CERTO E’ L’ETA’ MEDIA DEI CERTIFICATI DI MORTE CHE E’, IN ITALIA, 72 ANNI PER L’UOMO E 75 ANNI PER LA DONNA . L’UOMO VERSA 35 ANNI DI CONTRIBUTI, VA IN PENSIONE A 65 ANNI , CREPA, SECONDO ISTAT A 72 ANNI. QUESTO E’ L’UNICO DATO CERTO. 35-7= 28 ANNI E’ L’ENORME GUADAGNO NETTO CHE HA LO STATO SUL DIPENDENTE . 500 EURO IL VERSAMENTO CONTRIBUTIVO MINIMO MENSILE PER UN DIPENDENTE X 12 MESI X 20 ANNI PERCHE’ QUESTA STORIA VA AVANTI MINIMO DA 20 ANNI= 120.000 EURO E’ IL GUADAGNO NETTO DELLO STATO SU OGNI DIPENDENTE X 15 MILIONI DI DIPENDENTI PUBBLICI E PRIVATI IN ITALIA = 1800 MILIARDI DI EURO E’ LA CIFRA DENARO CONTANTE CHE CI DOVREBBE ESSERE NELLE CASSE DELL’INPS E CHE INVECE NON CI SONO PERCHE’ SPERPERATI IN 20 ANNI DI BABY PENSIONI, FALSI INVALIDI E PENSIONI D’ORO. IL PIU’ GRANDE FURTO DELLA STORIA DELL’UOMO AI DANNI DI DIPENDENTI E IMPRESE CHE PER ESSI HANNO VERSATO. PENSATE CHE LA MANOVRA FINANZIARIA CHE DOVREBBE VARARE IL GOVERNO MONTI E’ DI 25 MILIARDI DI EURO RISPETTO AI 1800 MILIARDI DI EURO CHE CI DOVREBBERO ESSERE NELLE CASSE DELL’INPS E CHE INVECE NON CI SONO PERCHE’ LA CLASSE POLITICA ITALIANA DAGLI ANNI 80 LI HA SPERPERATI CON BABY PENSIONI, FALSI INVALIDI E PENSIONI D’ORO . IL PIU’ GRANDE FURTO DELLA STORIA DELL’UOMO , QUANDO CI SONO MILIONI DI FAMIGLIE MONOREDDITO CHE CON 1200-1300 EURO AL MESE FANNO FATICA AD ARRIVARE A FINE MESE. IL SIG. AMATO, 31 000,00 EURO DI PENSIONE AL MESE, E CE NE SONO MIGLIAIA COME LUI, SE SI TENESSE PER LUI 5000,00 EURO PIU’ CHE SUFFICIENTI PER UN PENSIONATO E DESSE 500 EURO A FAMIGLIA DI QUELLE FAMIGLIE MONOREDDITO NE ACCONTENTEREBBE BEN 52 CHE AVREBBERO, CON 500 EURO AL MESE IN PIU’, UN BEL RESPIRO, UN UOMO SOLO ACCONTETEREBBE 52 FAMIGLIE OGNI MESE , PUR CONTINUANDO ,LUI, IL SIG. AMATO, A PERCEPIRE 5000 EURO AL MESE , PIU’ CHE SUFFICIENTI PER ANDARE A SHARM EL SHEIK 15 GIORNI E A MANGIARE AL RISTORANTE I RESTANTI 15 GIORNI E PAGARSI UN AFFITTO DA 1000 EURO AL MESE.
QUEL MANIPOLO DI POLITICI CHE NEGLI ANNI 80 MANDARONO IN PENSIONE CENTINAIA DI MIGLIAIA D I PERSONE A 39 ANNI, CREARONO 2 ENORMI DANNI ALLO STATO : UN DANNO CONTRIBUTIVO E DI EVASIONE FISCALE PERCHE’ QUESTI CHE SONO ANDATI IN PENSIONE A 39 ANNI HANNO SVOLTO TUTTI UN LAVORO IN NERO E TOLTO LAVORO A CHI INVECE ERA DISOCCUPATO. BISOGNA FINIRLA CON L’IMMUNITA’ POLITICA: QUEL MANIPOLO DI POLITICI, CHE DECISE DI MANDARE IN PENSIONE MIGLIAIA DI PERSONE A 39 ANNI, DOVREBBE OGGI PAGARE CON EFFETTO RETROATTIVO CON I PROPRI BENI PERSONALI, AFFINCHE’ QUESTO SIA DI MONITO PER GLI ATTUALI POLITICI CHE DEVONO EMANARE LEGGI RESPONSABILI OSSIA LEGGI CHE NON CREINO DANNI ALLE GENERAZIONI FUTURE.
Scritto il 18-11-2011 alle ore 19:57
Caro dott. Govoni, colgo un so che di vagamente demagogico nel tuo ultimo intervento. Mischi falsi invalidi (che ovviamente hanno commesso reati) con baby pensionati e pensioni d’oro, gente che ha sfruttato legittimamente norme (che ho oggi possiamo ritenere sbagliata) dello Stato, in una sorta di scambio tra denaro pubblico e consenso politico, dal quale mi pare non siamo affatto guariti.
Quanto poi ai dati numerici mi sembrano alquanto approssimativi: l’aspettativa di vita media è di 82 anni già ora (Dati Onu come vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_stati_per_aspettativa_di_vita) e quindi ipotizzando un pensionamento intorno ai 60 – 62 anni corrispondiamo mediamente pensioni per 20 anni.
Ovviamente i baby pensionati percepiranno in media 40 anni di pensione. Quindi il guadagno Inps (Contributi per 35 anni e pensione per 7 da Lei teorizzato) è inesistente!
Scritto il 18-11-2011 alle ore 22:36
l’anomalia stava nel fatto che con 15 anni 6 mesi e 30 giorni, meno eventuali maternità scontate!!!!, si andava in pensione anche a 36 anni!!! ora le casse previdenziali devono magari arrivare tranquillamente a pagare per quarantanni. ed oltre, la pensione, viste le aspettative di vita, più per le donne che per gli uomini. questo, ovviamente, ce lo dice la matematica,non è possibile ne tollerabile…..
la legge? difetto della democrazia. i politici, per farsi rieleggere, davano bonus e distribuivano, e distribuiscono…, a “tutti” i pubblici denari, non i loro ovviamente! questi i risultati. chi ha iniziato per prima? sicuramente quelli che stavano al governo sin dagli anni ’60 in poi. ma è inutile piangere sul latte versato, ora bisogna stringere e strigliare tutti ben bene senza abrogare ciò che è stato sbagliato ma tassando, secondo la capacità contributiva la più equa possibile, chi ha goduto di privilegi, anche se legali, sfacciati che ci hanno messi in ginocchio.
Scritto il 20-11-2011 alle ore 16:50
Qui si parla di determinazione della ricchezza ai fini tributari, cioè di attività amministrativa, di diritto amministrativo, di valutazione della ricchezza, dove le aziende non arrivano. La geopolitica importa meno, o meglio non è il nostro specifico mestiere. Che è quello di gestire la richiesta delle imposte dove non sono le aziende a fare tutto il lavoro…giuseppe del commento n.44, mi riferivo alla perequazione fiscale, che passa per la tassazione, con la stima amministrativa, della ricchezza che sfugge alle richieste delle aziende.
Scritto il 21-11-2011 alle ore 17:03
Al cauto ottimismo che ha accompagnato, per quanto mi riguarda, l’ascesa di Monti – governo tecnico, estraneo per quanto possibile dai giochi legati al consenso elettorale – si sta sostituendo l’ennesima delusione. Non ho ancora sentito parlare di tagli ai costi della politica, e la direzione intrapresa per quanto concerne la lotta all’evasione è quella promossa da Confindustria e non sfiora nemmeno le grandi lobby economiche (banche, grandi gruppi industriali… la cricca del falso in bilancio e dell’evasione/elusione più strutturata e complessa insomma). Sì, la logica è forse quella corretta… maggior respiro per il mondo produttivo a fronte di una maggior pressione su consumi e patrimoni; e un paio di proclami potevano far pensare a qualcosa di meglio, soprattutto quando si è parlato di eliminare le sacche di privilegio ancora esistenti. Ma d’altro canto ho paura che il nuovo governo utilizzi il termine “impresa” con la stessa valenza utilizzata da lei, Prof. Lupi, negando l’importanza economica della micro impresa all’interno del panorama economico italiano. L’obiettivo ultimo di ridurre la pressione fiscale è pienamente condivisibile, così come il concetto di premio nei confronti delle imprese fiscalmente “virtuose”, ma il concetto deve essere espressamente esteso anche alla vasta platea di autonomi e micro imprese, ancora una volta al margine delle proposte di rilancio e ancora una volta soli al centro del tema evasione fiscale. La strada verso l’accentramento dell’iniziativa imprenditoriale e verso la limitazione delle libertà individuali sembra tracciata. Forse è ancora presto per esprimere un giudizio completo, ma a chi è tentato di additarmi come visionario rispondo semplicemente di aspettare e valutare… le risposte non tarderanno ad arrivare! Sarò ben lieto di poter dire “mi sono sbagliato”!
Scritto il 24-11-2011 alle ore 14:27
Prof. Lupi,
premesso che ho molto apprezzato l’equilibrio del suo intervento televisivo a Ballarò, mi permetta sottolineare che -specie in epoca di forte crisi- il contribuente-tipo italiano, lungi dal percepire tutta la pericolosità dell’evasione fiscale,tende a schierarsi apertamente dalla parte dei Bonnie&Clide veneti di cui al link qui sotto
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/11/24/news/redditi_coniugi_maxievasori-25500572/
Scritto il 28-11-2011 alle ore 12:56
per il post.50 invece che meravigliarti sarebbe meglio chiedersi il perchè. forse anche il post. 49 ci aiuta un pò. ma come sempre “intender non lo può chi non lo vuole”! p.s. l’interveno “equlibrato” del Prof a Ballarò è stato però incentrato su un concetto fondamentale (per come l’ho percepito io), ossia : LO STATO NON FUNZIONA …..! Se si stava parlando di imposte forse si riferiva pure alle ferrovie dello stato (sicuro) ma per lo più si rivolgeva ad altri settori dello stato ….! sul punto il Proff. se vuole può però sempre rispondere …!
Scritto il 2-12-2011 alle ore 02:56
RISPONO AL SIG. MARCO. HO PARLATO DI ETA’ MEDIA DEI CERTIFICATI DI MORTE, OGGI. L’ASPETTATIVA DI VITA E’ UN DATO PRESUPPOSTO.
IN CASO DI DEFAULT (INSOLVENZA) DELLO STATO ITALIANO (CHE SE AVVIENE, AVVERRA’ ENTRO APRILE 2012, QUANDO SCADRANNO 200 MILARDI DI EURO DI TITOLI DI STATO , MA CREDO CHE I SOTTOSCRITTORI DI ESSI , PER IL 90% BANCHE ITALIANE ED ESTERE E STATI STRANIERI , LI RINNOVERANNO PERCHE’ RENDIMENTI AL 7%/8% LI TROVANO SOLO IN TITOLI OFF-SHORE TOTALMENTE PRIVI DI GARANZIA PATRIMONIALE MENTRE LO STATO ITALIANO HA UN ENORME PATRIMONIO IMMOBILARE E MOBILARE (ORO) DA METTERE A GARANZIA DEI CREDITORI) IN CASO DI, RIPETO, IMPROBABILISSIMO DEFAULT, SI AVREBEBE COMUNQUE IL PRIMO GRANDE EFFETTO POSITIVO DI TAGLIO IMMEDIATO DI TUTTI QUEI COSTI CHE OGGI IL PRESIDENTE MONTI CHIAMA PRIVILEGI, ANZICHE’ SPALMATO SU PIU ANNI, INFATTI I CREDITORI DELLO STATO POTREBBEREO ACCETARE UN CONGELAMENTO DEI TITOLI OSSIA UNA SOSPENSIONE DEL RIMBORSO DEI TITOLI SOLO SE LE MANOVRE DI RISANAMENTO DEI CONTI PUBBLICI VERRANNO APPLICATE IN BREVISSIMO TEMPO E NON IN DIVERSI ANNI PERCHE’ ALTRIMENTI IL CREDITORE PROCEDEREBBE CON DECRETO INGIUNTIVO ED IPOTECA SUI BENI VISTO CHE LO STATO ITALIANO I BENI CE GLI HA E TANTI, NON SIAMO OSSIA L’ARGENTINA IN CUI SOTTOSCRITTORI DEI SUOI TITOLI HANNO PERSO IL 70% PERCHE’ A GARANZIA I CREDITORI POTEVANO RIVALESRI SOLO SU IMMENSE PRATERIE ELO SATO ARGENTINO OFFRENDO LORO IL 30% GIA’ OFFRIVA DI PIU’ DI QUANTO AVREBEBRO POTUTO RIVALERSI ,, LO STATO ITALIANO E’INVECE IMMENSAMENTE RICCO: HA I FORZIERI PIENI D’ORO (LA TERZA RISERVA MONDIALE D’ORO) , HA BENI IMMOBILE DI IMMENSO VALORE , ARENA DI VERONA, POMPEI E COLOSSEO IN TESTA ,BENI MOBILI DI IMMENSO VALORE (MUSEI E QUANT’ALTRO) , HA AZIENDE DI STATO LE CD GOLDEN SHARE COME ENI, SNAM, ENEL, TELECOM.. CHE PRODUCONO UTILI E FANNO IMPIANTI IN TUTTO IL MONDO. I SOTTISCRITTORI DI TITOLI DI STATO POSSONO QUINDI STARE TRANQUILLI PERCHE’ SONO PIU’ CHE GARANTITI..
IL SECONDO GRANDE EFFETTO POSITIVO DELL’IMPROBABILISSIMO DEFAULT DELLO STATO ITALIANO SARA’ COMUNQUE ’ L’USCITA DALL’EURO ED IO SPERO ANCHE DALLA COMUNITA’ ECONOMICA EUROPEA PERCHE’ SE STARE NELLA COMUNITA’ ECONOMICA EUROPEA E NELL’EURO SIGIFICA AVERE VINCOLI PRODUTTIVI COME NELL’AGRICOLTURA CON QUANTITA’ E PREZZI DECISI DA BRUXELLES E SIGNIFICA NON POTER METTERE DAZI SULL’IMPORTAZIONE DALLA CINA , ANCHE LA COMUNITA’ ECONOMICA EUROPEA E L’EURO POSSONO ANDARE A QUEL PAESE . STATI COME LA GRAN BRETAGNA NON SONO MAI ENTRATI NE’ NELL’EURO, NE’ NELLA COMUNITA ECONOMICA EUROPEA. LA LIBERALIZZAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI E DELLE PERSONE CHE CI E’ STATA IMPOSTA CON L’INGRESSO NELLA COMUNITA’ EC. EUROPEA ABBIAMO VISTO COSA CI HA PORTATO IN ITALIA : ENORME QUANTITA DI MERCI PROVENIENTI DAI PAESI DLLL’EST EUROPEO A BASISSIMO COSTO DELLA MANODOPERA CHE HA MESSO IN CRISI LA NOSTRA INDUSTRIA E 6 MILIONI DI PERSONE PROVENIENTI DALL’EST EUROPEO CHE HANNO FATICATO NON POCO AD INTEGRARSI E MOLTE DI ESSI SONO ANCORA SENZA LAVORO . FRANCIA E GERMANIA PARLANO BENE QUANDO PARLANO D’INTEGRAZIONE EUROPEA E DI LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE ; NEL CONCRETO , NEI FATTI, PERO’ ABBIAMO VISTO CHE HANNO PARLATO E BASTA.
L’ITALIA, DA UN’USCITA DALL’EURO E DALLA COMUNITA’ EC.EUROPEA HA SOLO DA GUADAGNARCI . CEE ED EURO SONO STATI IDEATI DA POLITICI PROFESSORONI CHE NON AVEVAMO MAI LAVORATO NELL’ECONOMIA REALE E CHE NON CONOSCEVANO E NON CONOSCONO LE ESIGENZE E LE NECESSITA’ CHE AVEVA E CHE HA IL CETO MEDIO ITALIANO OSSIA IL 90% DELLA POLAZIONE ITALIANA , INTENDENDO PER CETO MEDIO CHI PERCEPISCE UN REDDITO NETTO TRA I 1000 E I 2500 EURO MENSILI, NON COME INTITOLA RONO DUE GIORNALI SIA DI CENTRO-DESTRA CHE DICENTRO- SINISTRA CIRCA UN MESE FA “VOGLIONO COLPIRE IL CETO MEDIO, CHI HA UN REDDITO ANNUO SUPERIORE A 100,000 EURO”, QUESTO TITOLONE DI DUE GIORNALI IN MANO AI PARTITI VUOL DIRE TOTALE MANCANZA DI CONTATTO CON LA REALTA’. IL CETO MEDIO ITALIANO E’ L’OPERAIO DELL’INDUSTRIA ITALIANA, E’ IL NEGOZIANTE MASSACRATO DALLA GRANDE DISTRIBUZONE E DAI CENTRI COMMERCIALI IN MANO ALLE GRANDI CATENE, E’ L’ARTIGIANO MASSACRATO DALLA CONCORENZA CINESE, DATA SIA DALL’IMPORTAZIONE DALLA CINA CHE DAI CINESI CHE LAVORANO PER SE’ ED IN SUB-APPALTO SCHIAVIZZATI IN ITALIA, E’ L’AUTONOMO CHE CON LA SCOMPARSA DELL’INGROSSO IN TUTT I SETTORI PER VIA DELL’AVVENTO DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE,HA MOLTE PIU’ SPESE DI PRIMA PER VENDERE CAPPILLARMENTE, E’ì L’IMPIEGATO DEL SETTORE PUBBLICO E PRIVATO. QUETO E’ IL CETO MEDIO ITALIANO E PENSO ANCHE EUROPEO.
IL TERZO GRANDE EEFFETTO POSITIVO E’ CHE CON L’USCITA DALL’EURO RIAVREMO IN MANO LIRE E L’INFLAZIONE NON VERRA’ PIU CALCOLATA E DECISA DA BRUXELLES E GLI STIPENDI VERRANNO FINALMENTE ADEGUATI ALL’INFLAZIONE REALE. I POLITICI PROFESORONI ITALIANI CHE CI PORTARONO NELL’ERUO DEVONO ANCORA SPIEGARE , DEVONO ANCORA SPIEGARE AL CETO MEDIO ITALIANO COME MAI , PUR ESSENDO L’INFLAZIONE NELL’AREA EURO RIMASTA SECONDO I CALCOLI DI BRUXELLES, , IN QUESTI 10 ANNI AL 2-3%, LA SPESA ALIMENTARE E’ RADDOPPIATA: INFATTI PRIMA DELL’EURO UNA FAMIGLIA DI TRE PERSONE FACEVA LA SPESA ALIMENTARE SETTIMANALE CON 150.000 LIRE, OGGI CI VOGLIONO 150 EURO.
IL QUARTO EFFETTO POSTIVO DALL’USCITA DALL’EURO E’ CHE LO STATO ITALIANO RIAVRA’FINALMENTE LA SOVRANITA’ DI DECIDERE 1) DI STAMPARE PIU’ LIRE PER SVALUTARE LA MONETA E FAR VOLARE L’ESPORTAZIONE E COSI’ ANCHE L’INDUSTRIA NAZIONAL E E 2) DI STAMPARE LIRE PER PAGARE IL DEBITO PUBBLICO ED EVITARE COSI’ DI FARSI PIGNORARE I BENI. OGGI LO STATO ITALIANO NON PUO’ STAMPAR E MONETA PERCHE SOLO LA BANCA EUROPEA PUO’ FARLO .
IL QUINTO GRANDE EFFETTO POSITIVO E’ CHE CON IL CROLLO DELLE BORSE CI SARA’ FINALMENTE PIU’ ECONOMIA REALE OSSIA IL RISPARMIATORE CHE INVESTE IN BORSA E LE BANCHE STESSE INVESTIRANNO NONI PIU’I N FONDI CHE NASCONDONO TITOLI OFFSHORE, I FAMOSI “DERIVATI” , TITOLI CHE GARANTISCONO SI’ ALTI RENDIMENTI MA TOTALMENTE PRIVI DI GARANZIA PATRIMONIALE IMMOBILIARE , MA INVESTIRANNO NELLE NOSTRE INDUSTRIE , IN AZIONI ED OBBLIGAZIONI DELLE SOCIETA’ ITALIANE QUOTATE IN BORSA, IINVESTIRANNO E FARANNO INVESTIRE SOLO IN QUELLO CHE SI VEDE E CHE SI PUO GIA’ TOCCARE CON MANO , DAL MOMENTO CHE IN ITALIA VIGE LA LEGE CHE UNA SOCIETA’ QUOTAT A IN BORSA PUO’ EMETTERE AZIONI ED OBBLIGAZIONI SOLO SE A GARANZIA DEI SOTTOSCRITTORI METTE UN PATRIMONIO IMMOBILARE PARI AD UNA VOLTA E MEZZA , DIMODOCHE’ ANCHE SE IL CASTELLO CADE C’E’ UN PATRIMONIO IMMOBILARE, POSTO A GARANZA DEI SOTTOSCRITTORI, SU CUI RIVALERSI. INVESTO NELL’AUTOSTRADA PERCHE SO CHE C’E, E’ FORTEMENTE FREQUENTATA , HAI CASELLI ED INCASSA PEDAGGI TUTTI I GIORNI , INVESTO IN AZIONI ED OBBLIGAZIONI DEL TAL ENTE ENERGIA PERCH HA LE CENTRALI, CI SONO GIA’ E SI VEDONO E PUO EMETTERE AZIONI ED OBBLIGAZIONI PROPRIO PERCHE’ HA LE CENTRALI , PROPRIO PERCHE’ HA UN PATRIMONIO IMMOBILARE GIA COSTITUITO A GARANZA DEI SOTTOSCRITTORI E SU CUI ESSI SI POSSONO RIVALERE IN CASO LE CASSE DI QUESTA SOCIETA’ VENGANO ILLECITAMENTE PROSCIUGATE DAI SUOI AMMINISTRATORI .
PIU’ INVESTIMENTI DA PARTE DEGLI INVESTITORI DI BORSA NELL’ECONOMIA REALE, VUOL DIRE SUBITO PIU’ EDILIZIA , MOTORE DELL’ECONOMIA, OGGI COMPLETAMENTE AL PALO, PIU’ AUTOSTRADE, PERCHE’ PURTOPPO SONO ANCORA OGGI L’UNICO CONVOGLIATORE IMMEDIATO DI SVILUPPO TERRITORIALE, SE PARLIAMO DI NORD ITALIA.
IL SESTO EFFETTO POSITIVO DELL’IMPROBABILE DEFAULT DELLO STATO ITALIANO SARA’ LA RIVELAZIONE CHE DEFAULT NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE LA FINE DEL MONDO, NON SIGNIFICA FALLIMENTO, NESSUN TRIBUNALE ITALIANO O STRANIERO PUO’ PER LEGGE DICHIARARE IL FALLIMENTO DELLO STATO ITALIANO. DEFAULT SIGNIFICA SOLO INSOLVENZA OSSIA MANCATA RESTITUZIONE DEL CONTROVALORE DEI TITOLI DI STATO A SCADENZA . IL 90% DEI TITOLI DI STATO ITALIANO L’HANNO COMPRATO LE BANCHE ITALIANE ED ESTERE E GLI STATI STRANIERI, IL RESTANTE 10 % E’ DETENUTO DA PICCOLI RISPRMIATORI . SIA GLI UNI CHE GLI ALTRI SANNO CHE LO STATO ITALIANO E’ RICCO , IL SUO PATRIMONIO (RISERVE D’ORO+ BENI IMMOBILI+ AZIENDE DI STATO) E’ STIMATO 4 VOLTE SUPERIORE AL DEBITO PUBBLICO, QUNIDI ANCHE SE LO STATO PER ASSURDO DA OGGI NON INCASSASE PIU’ TASSE , I SOTTOSCRITTORI DEI TITOLI DI STATO SAREBBERO GARANTITI PER BEN 4 VOLTE DI PIU’ DI QUANTO HANNO INVESTITO ,NON SIAMO INSOMMA L’ARGENTINA CHE POTEVA OFFRIRE AI SOTTISCRITTORI DEI SUIO TITOLI DI STATO SOLO IL FAZZOLETTO SU CUI PIANGERE . E’ CHIARO CHE POSSESSORI DEI TITOLI DI STATO NON ASPETTERANNO A LUNGO PRIMA DI AGIRE GIUDIZIALMENTE, ANCHE CON UN ACTION CLASS, IPOTECANDO I BENI DELLO STATO ED IL DEFAULT SAREBBE UN’ ALTRA GARANZIA DI BUON OPERATO PERCHE IL TAGLIO DEI PRIVILEGI (PENSIONI D’ORO, STIPENDI D’ORO, LIQUIDAZIONI D’ORO, COSTI DELLA CASTA POLITICA E FALSO ASSISETNZIALSMO) SIA FATTO E SIA FATTO SUBITO.
UN CROLLO DELLE BORSE AVRA’ IL SETTIMO GRANDE EFFETTO POSITIVO DI NON FAR CREDERE PIU’, SPERIAMO FINO A MEMORIA D’UOMO, A FACILI ED ALTI RENDIMENTI CREATI AD ARTE DA UNA PARTE DELLE FINANZA MONDIALE, QUELLA CHE DEFINISCONO ALTA, PER FORTUNA POCHISIME PERSONE , PERCHE LA STRAGRANDE PARTE DELL’UMANITA’ SA E LO SA PERCHE LA SUA RELIGIONE GLIELO VIETA, CHE FARE SPECULAZIONE OSSIA RASTRELLARE DENARO FACENDOLO INVESTIRE IN TITOLI CON ALTI RENDIMENTI E POI NON RIMBORSARLI E NULLA POI RIMETTERCI PERCHE’ TOTALMENTE PRIVI, ABBIAMO VISTO, DI COPERTURA IMMOBILRE A GARANZA OSSIA SA CHE QUESTA PRATICA DI FOTTERE IL PROSSIMO TUO E’, OLTRE CHE ILLECITA, BRUTTA COSA E SI VA ALL’INFERNO SECONDO I CRISTIANI O NON SI AVRA’ NEANCHE UNA VERGINE SECONDO I MUSULMANI, MENTRE UNA PICCOLISSIMA PARTE DELL’UMANITA’ SE NE FREGA PERCHE’ INTANTO PER LORO E PER LA LORO RELIGIONE IL MONDO FINISCE QUI , NON C’E’ UN’ ALDILA’ ED E’ BENE QUINDI ARRICCHIRSI SUBITO E SENZA FARSI ITANTI SCRUPOLI . MA PER EVITARE CHE LA STORIA SI RIPETI , PER EVITARE CHE CONTRO L’ALTA FINANZA MONDIALE SI RIPETA QUELLO CHE SAPPIAMO E’ SUCCESSO IN EUROPA TRAGICAMENTE NEGLI ANNI 1930-1945 DOPO IL CROLLO DI WALL STREET NEL 1929 A SEGUITO DI CUI MILIONI DI PERSONE PERSERO TUTTO E POCHE PERSONE SI ARRICCHIRONO IMMENSAMENTE , PER EVITARE CHE VENGANO GENERALSITICAMENTE GETTATE LE UOVA CONTRO LE BANCHE , QUANDO INVECE MOLTII SITITUTI HANNO AGITO NEL RISPETTO DEI RISPARMIATORI, E’ NECESSARIO CHE GLI STATI DEMOCARTICI INTERVENGANO SUBITO METTENDO PALETTI INSORMONTABILI ALLA SPECULAZIONE, VIETANDO IL RICORSO AL DERIVATO ANCHE IN CASO DI SOLA COPERTURA DEL RISCHIO DI RENDIMENTO PROMESSO, PERCHE’ ALTRIMENTI NON E PIU’ FINITA, PER EVITARE CHE LE BORSE MONDIALI RISULTINO ANCORA “GONFIATE” COME LO SONO OGGI OSSIA PER EVITARE CHE IL VOLUME DI CAPITALI CHE OGGI GIRA NELE BORSE MONDIALI SIA, A CAUSA DELL’EMISSIONE DI DERIVATI, 8 VOLTE SUPERIORE ALLO STOCK IMMOBILIARE MESSO A GARANZIA, PER EVITARE CHE ANCORA QUANDO IL CASTELLO CADE COME NEL 1929, 7 PERSONE SU 8 PERDANO TUTTO E POCHI SI ARRICCHISCANO IMMENSAMENTE. MA QUESTO E’ UN DISCORSO GLOBALE, PARE CHE LE BANCHE ITALIANE ABBIANO INVESTITO PER FORTUNA MOLTO POCO IN DERIVATI. GLI STATI DEMOCRATICI DEVONO QUINDI AGIRE COMMISSARIANDO L E BANCHE CHE MAL AGISCONO, CHE SI COMPORTANO COME BANCHE D’AFFARI CHE SE NE LAVANO LE MANI ANCHE QUANDO HANNO MALE INVESTITO E MAL VIGILATO, PERCHE’ QUESTE BANCHE RITORNINO AD AVERE PER PRIMA COSA UNA FUNZIONE SOCIALE , PERCHE’ RITORNINO AD ESSERE UN INCENTIVO DI SVILUPPO PER L’ECONOMIA REALE, AFFINCHE RITORNINO A FARE LA FUNZIONE PER CUI ERANO STATE CREATE OSSIA RITORNINO A CONCEDERE PRESTITI A FAMIGLIE ED IMPRESE A TASSI SOCIALI PER FAR CRESCERE E CRESECRE L’ECONOMIA REALE..
CORDIALI SALUTI
Alessandro dott. Govoni
(Diploma in Ragioneria, Caporalmaggiore nei Paracadutisti presso la “Folgore” di Livorno quando Gheddaffi lanciò il missile contro l’Italia, , Laurea in Economia & Commercio, indirizzo Giuridico, tesi in Marketing “La delocalizzazione produttiva dell’imprese italiane all’estero ed opportunità’ commerciali in loco”, Master in “Product Manager”, pluriennale esperienza di produzione all’estero, responsabile sviluppo catena di negozi in Italia ed all’estero , responsabile commerciale media superficie).
Scritto il 2-12-2011 alle ore 17:22
caro Alessandro dott. Govoni, noto nel suo torrenziale intervento (che a parte un’inutile precisazione sulla speranza di vita in Italia, non molto diversa dai numeri indicati nel mio post) una fondata aspettativa per un “default” purificatore della “sporcizia del mondo”.
La voglio tediare il meno possibile e le dirò un buon motivo per sperare che non ci sia alcun default: semplicemente non sappiamo cosa potrebbe accadere.
Cordialmente.
Scritto il 4-12-2011 alle ore 17:42
A mio modesto avviso, si continua a parlare di default, di Cina, di pensioni, di religione di finanza ecc… e si dimentica il problema centrale che è tutto italiano: più di 120 miliardi di imposte evase l’anno per 15 anni. Questo è il NOSTRO problema. Non ce ne sono altri. Anzichè capire CHI ha “nascosto” quei soldi e DOVE li ha “nascosti”, si continua a parlare del contorno. Il contorno è fatto principalmente di banche che da quando esitono continuano a fare il loro mestiere, quindi a prestare i soldi a chi offre garanzie. Lo stato italiano non ha più garanzie. Punto.
L’Erario continua a fare la cosa più semplice prendere i soldi dove riesce a vedere oppure dove gli dice il contribuente di guardare.
Un pareggio di bilancio efficace non dovrebbe essere fissato in alto, a livello di bilancio statale. Ma all’interno dell’Agenzia delle Entrate.
Scritto il 3-1-2012 alle ore 14:44
Penso che occorra un pò di buon senso!
I controlli vanno fatti.
Cosa ne pensate se ci fosse un congruo aumento delle sanzioni e se recidivo il ritiro della licenza o cancellazione dall’albo professionale?
Scritto il 3-1-2012 alle ore 15:23
per Kenzo
le sanzioni già ci sono (dal 100% al 200% dell’imposta) e secondo me un ulteriore aumento non ne aumenterebbe l’efficacia. Piuttosto bisognerebbe riordinare le sanzioni: per differenziarle a seconda del tipo di violazione (mi riferisco a differenze tra i diversi comportamenti che comunque causano l’infedeltà della dichiarazione) e rimettere ordine nei vari benefici sanzionatori previsti per l’adesione all’accertamento nelle sue varie modalità.
circa la sospensioene della licenza a chi ti riferisci?
Scritto il 1-3-2012 alle ore 17:04
Prof. Lupi ha letto la sentenza (caso D&G) della Cassazione (ben 74 pagine) n. 7739 depositata in data 28/02/2012?
La Cassazione ha detto (con le dovute precisazioni) che l’elusione (i consulenti la chiamano invece “legittimo risparmio d’imposta”) deve essere punita penalmente (dlgs 74/00).
Nelle ultime pagine della sentenza gli ermellini non hanno risparmiato critiche (ci sono andati un po’ pesantuccio direi…) al G.U.P. che aveva archiviato il tutto….
Scritto il 20-3-2012 alle ore 10:02
Per karl, se vuole vedere le mie riflessioni sulla sentenza guardi qui
http://www.fondazionestuditributari.com/index.php?option=com_content&view=article&id=435:sullelusione-la-cassazione-penale-marca-il-territorio&catid=37:a11-sanzioni&Itemid=83
Scritto il 20-3-2012 alle ore 15:46
In affetti Karl leggendo per bene il tutto emerge proprio che esiste il legittimo risparmio di imposta e che neppure deve essere messo in discussione ! Il reste per me è solo filosofia .
Scritto il 21-3-2012 alle ore 21:47
Si, esiste il legittimo risparmio d’imposta quando è legittimo.
Scritto il 22-3-2012 alle ore 00:19
davide e karl, lo vedete che siete d’accordo…tutto sta nel capire di volta in volta la valenza sistematica dei vari meccanismi di determinazione della ricchezza…
Scritto il 22-3-2012 alle ore 14:07
Si sta facendo un ottimo lavoro direi… due giorni fa un piccolo artigiano di mia conoscenza si è sparato all’interno della sua officina! Un giusto metodo di contrasto dell’evasione: sterminare gli “autonomi”, così come li definisce il prof. Lupi. E questa riforma del lavoro… perfetta per terminare l’operazione di epurazione! Un aiuto alle sante grandi imprese sulle spalle delle piccole, micro scusate. Scusate la parentesi all’interno della vostra discussione tecnica, ma la vita reale… la crisi reale, sono questo! E complimenti a chi continua a difendere un sistema bancario che ha soppiantato in tutto e per tutto la nostra democrazia!